7° Magik Lake Como

23 dicembre 2012 a 13:48
23.12.12
7° Magik Lake Como – Como (CO)

Arancina, Cassatina e Gran Torino.

Siamo quasi alla vigilia di Natale e anche se la festività incombe non siamo riusciti ancora una volta a fare a meno delle Tartarughe.
A questo giro, sentendomi particolarmente stanco a causa di un anno di lavoro che si è concluso con una serie di notizie un poco destabilizzanti, decido di approntare borsa e abbigliamento con cura la sera precedente e di andare a dormire presto. Il sonno arriva inaspettato e profondo e mi sveglio riposato poco prima che suoni la sveglia.
Un piccolo incidente di percorso mi fa uscire di casa ahimè in ritardo.
Mentre mi incammino alla volta del primo reandevou a Fino Mornasco guardo il cielo e vedo un’alba in cui si incastonano come un cameo nuvole di diverse sfumature di rosa. Sono in ritardo, ma se non fosse stato così mi sarei perso di certo questo momento.
Incontro Laura al solito parcheggio fuori dal casello di Fino, lei mi attende ormai da qualche minuto, un veloce trasbordo di bagagli e via verso Como. Una telefonata per avvisare il gruppo del ritardo, la voce di Antonietta ci rassicura sul fatto che tutti siano al caldo a prendere un caffè… poco male.
Dopo una complicata ricerca di parcheggio arriviamo allo stadio di Como, trovando un gruppo amabilmente disordinato, pochi sono già pronti a correre, alcuni vestono ancora la tuta e non del tutti disposti mentalmente alla fatica. L’unico già scattante in braghette e pronto a partire è come al solito Diego.
Incrociamo quasi tutti sparsi qua e la nel piazzale, assieme a Diego già pronto EdoardoSettimio (ancora vestito di tutto punto), Antomietta (che oggi è tutta coperta in quanto fresca di operazione al tunner carpale di dedicherà a camminare e non a correre) e Mariuccia… poi è il turno di Giorgio e di Daniele.
Giovanni Fiona sono al via con le Tartarughe per la prima volta. Loro sono l’esempio vivente dello spirito Tartaruga, catturati con la nostra allegria e simpatia al TartaTrail, si sono poi aggregati al gruppo da subito.
L’attimo di incertezza per capire dove poter lasciare le borse viene sciolto all’istante da Antonio che ci invita a seguirlo. Ci incamminiamo negli spogliatoi del Como calcio dove troviamo una cortese volontaria che al di la di una scrivania con calma e cura appiccica dei talloncini numerati su ogni borsa. La coda è inevitabile, Antonio si spazientisce, salta dalla parte della volontaria e prova ad appiccicare un talloncino, invertendo i numeri di due borse e accartocciando il nastro adesivo. Viene subito redarguito e rispedito dall’altra parte della trincea.
Nonostante l’ennesima acrobazia riusciamo comunque a presentarci al via, Diego e gli altri sono già partiti… Antonio ci lancia in un inseguimento a buon passo, sino a che in prossimità dell’uscita da Villa Olmo ci ricompattiamo al gruppo.
La giornata è tersa, stupenda. L’aria è fresca, ma non freddissimo. Sullo sfondo il lago e di lontano si stagliano le montagne spruzzate di neve. Alla nostra destra la dorsale del Triangolo Lariano mi ricorda quella magica giornata di poche settimane fa…
Quando mi chiedono perché corro, una delle centinaia di risposte valide che potrei dare è semplicemente che la pigrizia di non lasciare un letto la domenica mattina mi priverebbe di questi gioielli che la libertà di percorrere chilometri a passo d’uomo mi regala.
Poi guardo gli amici con cui corro, compagni sinceri di avventure lunghe centinaia di chilometri, complici di sogni che tolgono il respiro quando si osa a provare a renderli realtà.
Guardo Laura, che da poco ha iniziato anche lei a sognare la magia di misurare se stessi soltanto attraverso i propri limiti. Guardo Antonio e Giorgio che, come due probi viri di una compagnia di paladini del podismo, sempre ci guidano con la loro esperienza e le loro premure. Guardo Diego con la sua magica irrequietudine e sregolatezza, il rifiuto di qualsiasi regola anche nell’allenamento, che riesce a trascinare con un discorso o con una frase. Penso ad Antonietta, alla magia della sua ultra-semplicità e alla sua voglia di essere nel gruppo, anche se non può correre. Penso a Maurizio e alla sua forza calma, alla sua saggezza mai ostentata, al suo sguardo che racconta montagne e fatica. Penso a Luca che non è con noi perché si sta coccolando Filippo. Penso al sogno che farò crescere con loro due quest’anno. Penso a tutte le mie Tartarughe e all’anno passato assieme.
 
Come potrei spiegare a chi non ha vissuto un anno come questo, che se corro è anche perché ci sono le Tartarughe, c’erano anche prima che la squadra esistesse, già esistevano quando vestivamo altri colori.
Neanche il tempo di abbandonarmi a questi pensieri, che attacca la salita per Monteolimpino, bella tosta, corsa tutta di un fiato sino in cima al ristoro. Li ci fermiamo per ricompattare il gruppo per la seconda volta. Bello correre così, con un sorriso sempre ricambiato da parte di chi aspetti in cima ad una salita, tanto poi toccherà a te prima o poi essere atteso.
Procediamo a questo punto quasi assieme sino alla fine, scherzando, ridendo, parlando della quotidianità e di quello che il mondo ci riserva in questo periodo strano della vita del nostro paese.
Arrivati di nuovo allo stadio ci concediamo un ristoro al volo. Diego ci saluta, lo aspetta una giornata di shopping pre-natalizio, noi ripartiamo per un altro giro di sei chilometri. Sul finale Antonio lancia una serie di allunghi che un poco mi sfiancano, io alla fine il giorno prima avevo vissuto una bella avventura mista tra corsa e ricordi di adolescenza.
La corsa finisce, trotterellando sul lungo lago di Como e con una doccia degna di un fuoriclasse. Acqua calda, spogliatoi pulitissimi e tutta la calma di rivestirsi al caldo.
Inizia la seconda parte della nostra giornata podistica, ci muoviamo infatti compatti a Caronno Pertusella per dare seguito ad un desiderio a lungo espresso da Antonio: concludere la corsa con un aperitivo/pranzo dai “Siciliani” di Caronno. Li troviamo Luigi che oggi non se la sentiva di camminare.
L’allegria del gruppo si arricchisce degli aromi fruttati del vino bianco che culla i nostri palati e delle mille leccornie che la signora Maria ci fa predisporre. Il clima è disteso, allegro, ha il sapore di una vera vigilia di Natale.
Giorgio, con quella sua faccetta dispettosa che sempre è presagio di una battutina o di uno sberleffo bonario, estrae da una busta un sacchetto infiocchettato e me lo dona… io sul momento rimango un attimo disorientato, poi leggo il nome dei cioccolatini “Gran Torino”… con una fine ironia del presidente e due risate di gruppo anche quel ricordo, l’unico ricordo brutto del mio anno di Tartaruga, svanisce nel delizioso sapore di crema al caffè, cioccolato e liquore.
Grazie Tartarughe per quest’anno, grazie Tartarughe per essere alla vigilia del Natale una delle buone ragioni per farmi pervadere dal suo spirito, anche se non tutte le note della mia vita sono melodiche, le corse della domenica assieme a voi sono sempre un contrappunto ben armonizzato.
Le corse con voi sono un momento per ricordarmi perché corro e perché la corsa mi rende felice.
Andrea Papini