Nove colli running 2014

18 maggio 2014 a 18:45
17-18.05.2014
Nove Colli Running 2014 –  Cesenatico (RA)
Io c’ero.
Io c’ero quando il sole picchiava duro sulla testa dei runners che faticosamente affrontavano il primo colle.
Io c’ero quando uno ad uno scivolavano inesorabilmente oltre il tempo massimo del primo cancello.
Io c’ero quando Fabio iniziava il suo tremendo calvario personale.
Io c’ero quando Diego mi guardava con lo sguardo assente e il passo pesante prossimo al suo ineluttabile ritiro.
Io c’ero quando il sole tramontava sui nove colli e le tenebre mascheravano agli occhi dei più i volti stravolti.
Io c’ero quando la campionessa passava sul Barbotto elargendo sorrisi ed abbracci come petali di fiori gettati sui convenuti ad una festa.
Io c’ero quando anche lo Sherpa arrivava e ripartiva dallo stesso Barbotto in compagnia di un santo accompagnatore.
Io c’ero quando la luna nascente sopra San Marino sembrava presagire oscuri destini.
Io c’ero quando le stelle come non si erano mai viste guidavano il cammino dei disperati verso una meta ancora molto lontana.
Io c’ero quando un uomo di ferro di nome Guido gettava la spugna al centesimo chilometro supplicandoci di ricordagli di non partecipare mai più in futuro.
Io c’ero quando nel buio più totale delle colline emiliane, ogni tanto apparivano ombre tremolanti alla fioca luce delle proprie lampade che, strascicando i propri piedi ormai devastati, cercavano di raggiungere la fine delle loro immani fatiche.
Io c’ero quando decine di figuri, che sembravano tanti zombi solitari in fuga da un futuro post-atomico, percorrevano strade buie alla ricerca di una ricompensa morale che potesse alleviare fatiche inimmaginabili ai più.
Io c’ero quando l’alba incombente salutava la campionessa in splendida rimonta. Alba presagio di momenti comunque indimenticabili.
Io c’ero quando le voci di radio corsa davano lo Sherpa ancora in corsa, stanco, affaticato, distrutto, storto, ma ancora lucido.
Io c’ero quando Antonietta lamenta i primi dolori ai piedi e passo dopo passo il suo problema inesorabilmente peggiorava.
Io c’ero quando Raffaele, devastato da problemi fisici che avrebbero fermato chiunque, metro dopo metro proseguiva inarrestabile verso il suo terzo traguardo.
Io c’ero all’arrivo ad aspettare i sopravvissuti alla follia di un sogno quasi impossibile.
E finalmente, passo dopo passo, minuto dopo minuto, eccoli arrivare.
Come eroi solitari, sporchi, distrutti, devastati ma vivi, entrano nell’arena dove il popolo li acclama vincitori.
Io c’ero quando i nostri, uno ad uno, ricevono dalla medaglia appesa al collo, dotata di poteri taumaturgici soprannaturali, la guarigione, almeno psicologica, dalle ferite che questa follia chiamata Nove Colli Running ha inflitto loro nelle ultime 24 ore.
Io c’ero con tutti i compagni delle Tartarughe ad acclamare, accogliere, accudire, coccolare e ringraziare i nostri ultra-runners finishers o meno che fossero.
Ma vi chiedo un favore: non fatelo più.
O quantomeno ditemi di non accompagnarvi più.
La sofferenza nel vedere gli altri soffrire oltre ogni limite è stata troppa.
Ho rischiato l’indigestione.
Lucio
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