STEFANO MOLTENI . . . . .. “AVVENTURE!!!”

10 gennaio 2015 a 17:40

Stefano Molteni ? ma si lo abbiamo visto tutti alle tapasciate della domenica mattina, là in mezzo a tutti. Capelli lunghi raccolti in una coda e un filo di barba, riservato ma gentile, gli parli e risponde, con tono basso, guardandoti negli occhi, in modo spiritoso ed intelligente. Suo malgrado non passa inosservato, chiedi a chi lo conosce da più tempo qualche informazione e subito ti snocciolano un curriculum podistico da paura: Spartatlon, Nove colli, Transe Gaulle XI, Passatore ecc. Subito capisci perché ti aveva colpito, per la sua attitudine alla corsa, il suo modo naturale di correre, anche quando è rilassato, ti passa via, magari mentre parla con un compagno, e ti incoraggia sdrammatizzando la fatica. Stefano, nell’articolo da lui scritto, ci parla del suo rapporto con la corsa, con i compagni di gara e di fatica e in generale con la vita. Leggendolo sappiamo molto più di lui ma il bello di questo articolo è che le sue argomentazioni ci fanno riflettere sul nostro rapporto con la corsa, sulle nostre motivazioni e sta a noi risponderci.

 

 

 

Dedicato a chi non si arrende mai, a chi sa osare, a chi vuole misurarsi con i propri limiti.

Dedicato ai coraggiosi, ai testardi, ai forti di spirito e a chi non rinuncia mai.

Dedicato a chi non ha mai provato il brivido dell’avventura.

Dedicato a . . se saprai sopravvivere

Odio la corsa con tutto il cuore, ma la domenica mattina se non esco sto male eppure continuo a correre e per quanto voglia fermarmi, non ci riesco.

Questo conflitto interiore nasce ogni volta che indosso i calzoncini e allaccio le scarpe, c’è una voglia di faticare, di scoprire sentieri e percorsi nuovi e una parte di me che lotta per riposare e provare a recuperare dagli acciacchi dovuti dai chilometri percorsi e anche dall’età, a volte cerco nella fatica un riposo ancora più dolce e il riappacificarsi con il divano contro il vento che accarezza il cuore e i capelli, ma poi la vita è una sola e se non rientro a casa stanco e a volte dolorante non

sono contento, sapendo che i dolori post gara sono destinati a scomparire, ma i risultati restano.

A volte corro solo per il fatto di sapere quanto ci impiego per andare da un posto all’altro con le proprie forze, e non il confronto o la sfida con gli altri, seppur in gara ci sia molto rispetto tra i concorrenti e il solo fatto di salutarsi è il principio di questo; anche se è avvincente, non è importante quanto la scoperta di nuovi territori vissuti in pace con le proprie emozioni e sensazioni, l’obiettivo é conoscersi meglio per capire dove possiamo arrivare.

La competizione si trasforma da ciò che si ama fare (correre) a stretto contatto con ciò che si ama vivere (la natura).

Il silenzio è lo stesso ma il percorso non è mai uguale a se stesso, la temperatura e il clima pure.

Non corro per aggiungere un altro traguardo alla mia lista ma correre d’altra parte mi dà energie, è un modo per rilassarmi e riconciliarmi con il mondo esterno per bilanciare lo stress della vita quotidiana, considerando le sfide non più come ostacoli da superare ma opportunità per crescere come persona; tutti noi abbiamo bisogno di distensione, di riposo, di aria pura sotto ogni aspetto, cerchiamo la libertà come l’aria, il vento e il mare.

Sentiamo la necessità di liberarci dallo stress e ritornare all’essenziale, a volte non serve andare lontano, è l’ambiente che ci ospita e ci concede lo spazio per raccontare la sua storia, ogni profumo ci può portare lontano, le tinte dell’orizzonte, il silenzio dell’atmosfera o il ritornello del vento, ogni paesaggio ci dona emozioni.

Correre l’ambiente significa viverlo, conoscerlo, rispettarlo e amarlo.

La vicinanza di due mondi così lontani ma così vicini e l’assoluta incapacità di arrendersi di fronte alle sfide che la vita ci ha riservato mi fanno sentire vivo, forte anche quando sono debole e non ho voglia di rinunciarci.

Correre è il modo più semplice e salutare per fare sport, è anche una forma di competizione che non si presta a esasperazioni, chi corre compete sempre e principalmente con se stesso, dove i limiti non esistono, è avvincente anche quando si corre da soli.

Il vero nemico non è l’avversario o il cronometro perché siamo noi i giudici del nostro destino.

Dello sport si ama quella stanchezza che ti appaga e il tuo cervello che ragiona in modo diverso e poi si scoprono lati di noi che non conosciamo.

Correre, non è una gara di velocità ma é di resistenza contro noi stessi, e poco importa dove corri, all’aperto o al chiuso, in montagna o in città, in campagna o su asfalto; perché ovunque tu ti trovi, avrai sempre un’opportunità per guardarti dentro e cercare i tuoi limiti, il paesaggio è solo la cornice del quadro che stiamo dipingendo con le nostre gambe, e la solitudine diventa armonia con ciò che stiamo vivendo a modo nostro.

Attrae superare i propri limiti, macinare km e km, si è sedotti dall’impresa di arrivare in fondo, così… anche per quest’anno vi è una nuova avventura da raccontare, si è svolta qui vicino in Francia, e complice una ricorrenza ho voluto dedicarla al nostro Amico Fabio.

Lui, vent’anni fa partecipò per la prima volta al Tour de France, e a modo mio ho voluto onorarlo partecipando anch’io a un tour, ma versione podistica,

Millecentonovantadue km da percorrere in diciannove tappe. Si parte con l’idea della sfida costante di voler affrontare imprese impossibili ma si finisce sempre con quella sensazione di libertà

che ti trasmette il paesaggio che ti circonda e si coglie l’occasione per riappropriarsi della propria vita di depurare mente e corpo dagli eccessi del quotidiano.

Anch’io, adesso posso cantare come Jovanotti “…ho le scarpe piene di passi e il cuore pieno di battiti”. Millecentonovantadue chilometri, non so se si fa prima a correrli o pronunciarli, ma sta di fatto che le mie ferie di agosto sono passate partecipando alla “TRANSE GAULLE XI” corsa a tappe, con partenza da Roscoff e arrivo a Gruissan Plage, da nord a sud, dalla manica al mediterraneo, la traversata della Francia con una media di 62 km al giorno, percorrendo strade secondarie asfaltate e ogni giorno mai uguale al precedente. La sveglia. di solito era puntata alle ore cinque per consentire agli atleti e agli organizzatori di prepararsi.

Ogni mattina avevamo un’ora circa per fare colazione, vestirci per la corsa e rifare la valigia, poi la monotonia spariva, dal briefing che spiegava la tappa in poi, era tutto diverso: dal luogo di partenza della tappa al percorso, sia come distanza sia come paesaggio, dai paesini alle campagne, dalle dolci colline della Bretagna alle montagne del massiccio centrale.

Ogni mattina per tre settimane ancora prima del sorgere del sole eravamo già in gara nel silenzio del mattino col profumo del pane appena sfornato e l’eco dei nostri passi in corsa sulla strada a tenerci compagnia, tutte le mattine vedere le giornate riprendere colore e svegliarsi, animarsi poco alla volta con il sole che accendeva i vapori che avevano ricamato brina sui rami degli alberi trasformandoli in diamanti, cosi ci abbandoniamo al piacere e alle emozioni che ci regala il luogo.

ll tempo è dilatato e i rumori attenuati, la mattina è magica senti solamente il rumore del tuo respiro libero in un territorio da scoprire, da correre per sentirsi vivo.

Per correre ci vuole passione, coraggio, dedizione e malinconia, richiede sacrificio e amore; condividere questi valori di amicizia e fraternità, con altri cinquanta atleti, provenienti da tutto il mondo, uniti dalla fatica e dal sacrificio dove l’entusiasmo è il collante per affrontare tanti km e tante cose da scoprire dietro ogni curva, con il desiderio e la speranza di arrivare al traguardo.

Entusiasma la fraternità quotidiana, e poi quel tic tac ritmato, all’inizio veloce dettato dalla voglia di una fuga senza senso, poi sempre più lento comandato dalla fatica di troppa strada percorsa o troppa strada mancante per raggiungere un obiettivo sempre lontano, con la speranza che la fortuna ci assista e le forze ci aiutino a proseguire.

A volte i sogni sono crudeli, per alcuni svaniscono sul più bello e costretti al ritiro.

Del resto un sogno è un momento d’immaginazione vana fantastica, basta un alito, un soffio di vento, un battito d’ali e tutto si avvera.

Dopo centotrenta ore e cinquantasei minuti di solitudine con il paesaggio circostante e i miei pensieri, spinto dalla paura di non farcela raggiungo la gioia, quella di aver portato a termine (primo italiano) questa pazza avventura, mi sono destato e ho guardato i miei piedi gonfi, le vesciche. I volti agitati e gli occhi stanchi ma scintillanti dei miei nuovi Amici e ascoltato di nuovo le loro storie come se fosse per la prima volta.

Per alcuni di loro era l’obiettivo di una stagione o di una vita (pur sapendo benissimo che ce ne saranno altre, forse diverse ma non meno intense), per altri solo l’inizio di traguardi più grandi e ambiziosi, non sempre vincere significa sconfiggere l’avversario, la lotta può essere anche contro il tempo ma principalmente é contro se stessi e i propri limiti.

Ciò che conta è avere un obiettivo, chi lo raggiunge si diverte, chi non ci riesce si divertirà di più il giorno in cui lo raggiungerà.

Colgo l’occasione per augurarVi un Sereno S. Natale e ringraziare tutti.

Saluti.

Stefano Molteni

 

stephano