«Così Antonietta ha vinto la Nove Colli Running» – di Andrea Papini (anno 2012)

10 dicembre 2014 a 15:41

Il 2014 sta per finire, ci fermiamo un attimo a tirare le somme di un’annata favolosa per la nostra squadra  le Tartarughe della Kirghisia.

Il primo pensiero è per Antonietta che ha dato carattere ed energia ad una associazione giovane e con le sue imprese ha dato entusiasmo a tutto il gruppo  che, anche grazie a lei, si è ingrandito ed i risultati sono arrivati.

Rileggiamo volentieri questo bel racconto perché ci permette di rivivere momenti intensi e indimenticabili.

Buona lettura!

 

«Così Antonietta ha vinto la Nove Colli Running»

Antonietta Ferrata ha trionfato in una delle competizioni più dure del panorama ultra: 200 km senza sosta. L’ha accompagnata Andrea Papini. Che racconta l’impresa.

Domenica scorsa, alle 12:24, Antonietta Ferrata percorreva il viale Giosuè Carducci di Cesenatico. Stava per tagliare il traguardo della Nove Colli Running 2012 (http://www.novecollirunning.it). Ad aspettarla, i suoi compagni di squadra. Che dopo una lunga veglia durata tutta la notte, impazienti di sapere come sarebbe finita la lunga corsa, si erano infilati in macchina alla volta di Cesenatico confidando di vederla sfilare trionfante sul traguardo.

L’avventura in realtà era cominciata due anni fa, quando Antonietta decise di preparare la sua più grande sfida: correre 200 Km senza sosta. Gli amici non erano nuovi a queste sue imprese, più volte in passato aveva ottenuto ottimi piazzamenti in gare sulla distanza della maratona e dei 100 chilometri, tanto da ricevere l’affettuoso soprannome di “campionessa”.
Per il suoi compagni di corsa, Antonietta Ferrata, classe 1960, è sempre stata una Campionessa. E non solo sportiva. Campionessa di semplicità, determinazione e simpatia. La grande sfida della Nove Colli le sembrava un traguardo impossibile. Non per questo si è fermata, ha coltivato un sogno senza montarsi la testa o cambiare quella sua semplice e contagiosa simpatia.
A partire dal 2010 ha caricato chilometri su chilometri, riuscendo a non rubare tempo alla famiglia, ai figli, al lavoro o agli amici. Con il passare del tempo i suoi compagni di corsa accoglievano con ironia l’esigenza di dover correre distanze sempre maggiori. Ad ogni non competitiva domenicale per la quale si costituiva un gruppo, ci si organizzava per sincronizzarsi con il doppio giro necessario ad Antonietta.
Poco alla volta ci eravamo abituati. Anzi, rassegnati al passo dell’amica che diventava sempre più incessante, efficiente, costante ed inarrivabile per i più… quanti si trovavano a partire con lei, per poi finire misteriosamente sfiancati dopo “solo” 20 chilometri!  Antonietta cresceva atleticamente. Tanto che spesso, quando qualcuno vedeva un amico provare a correre assieme a lei, partivano frasi come: «Ma sei matto, cosa fai? vuoi andare al passo della campionessa? ma vieni qua con noi…».
Era l’inverno 2010/2011. Indossando il suo K-Way da tapasciona, superava di volta in volta uomini sempre più forti e attrezzati di lei. Non ci si accorse neppure che era arrivato il momento del suo primo
tentativo, la Nove Colli Running 2011. Quella volta le condizioni non furono favorevoli: a causa di un problema alla caviglia destra fu costretta al ritiro a 70 Km dall’arrivo. Una campionessa è tale anche quando sconfitta. Sa incassare il colpo e prepara la sua rivincita. Iniziava così una stagione 2011/2012, di nuovo dedicata alla preparazione della Ultra-Maratona dei suoi sogni. Nella testa di Antonietta però il piano era diverso. Questa volta avrebbe puntato su chilometraggi meno massicci, con l’adozione una maggior cura alimentare.
La sua “tabella” non prevedeva però allenamenti complessi con ripetute ed integrazione scientifica a base di vitamine, sali e amminoacidi. Il suo piano contemplava meno chilometri distribuiti in maggior sedute di allenamento, a un passo più emotivo che misurato, e la scelta di cibi semplici, biologici e poco conditi. I risultati non hanno tardato ad arrivare. Innanzi tutto un’ottima prestazione alla Maratona di Reggio Emilia nel dicembre del 2011, e poi un secondo posto di categoria a quella di Piacenza 2012.
Antonietta Ferrata sa che il fatidico giorno sarà accompagnata dal marito Antonio e dall’amico Maurizio, e che i pensieri di tutta la squadra delle Tartarughe della Kirghisia saranno con lei. Sabato 19 maggio, allo scoccare del mezzogiorno la gara parte, Antonietta si accoda al gruppo di testa e assieme ad una compagna di viaggio affronta i primi 20 chilometri a passo obbligato. Sta vivendo una favola, il suo sogno.
Passano i chilometri e il sorriso non si spegne. Il passo è i quelli giusti, la media è sempre costante, e quando viene avvisata dell’ottimo posizionamento lei continua a ripetere: «A me basta finire». Pioggia, vento, caldo e freddo non la distolgono mai da suo desiderio di indossare la Tartaruga di cui è fiera rappresentante per ogni singolo metro della gara. I chilometri e i colli passano. Al tramonto i chilometri sono più di 90 e i colli superati sono quattro. Siamo in cima al Barbotto, il mitico colle di Pantani, il gran premio della montagna. Antonietta sta per passare seconda. È quattordicesima in classifica generale.
I volontari del ristoro si prodigano per per lei. Il tempo di una pasta in bianco e di un bicchiere di Coca Cola, e riparte nel buio. Anche questa è la magia di Antonietta, che concluderà questa avventura bevendo solo acqua, qualche bicchiere di Coca Cola, con due piatti di pasta e qualche fragola nello stomaco… niente sali, non un gel.
Nel frattempo io, sfruttando una precaria connessione dati, usando la pagina facebook della squadra e inviando SMS, dò il via a un tam-tam che permette di mantenere la squadra informata quasi in tempo reale. Cresce la tensione a casa, e le telefonate arrivano sempre più frequenti e per tutta la notte. Le notizie che sono sempre più incredibili. Antonietta è in testa alle donne. Antonietta è decima, nona, ottava…L’atmosfera magica di questa notte arriva attraverso i racconti telematici e qualche video.
Arriva il chilometro 140. Antonietta si lamenta:  «Mi dà fastidio la lampada frontale…». Scendo dalla macchina e inizio a correre al suo fianco sorreggendo la luce. Al soggiungere della mattina, capisco che la compagnia non è poi così sgradita, quindi effettuo un veloce cambio di vestiti e torno a correre con lei. I chilometri alla fine saranno 50!
La discesa dell’ultimo colle è poco piacevole. Sta per sopraggiungere la gran fondo ciclistica, e sono costretto a fare da scudo umano ad Antonietta. Forse questo è l’unico neo di una gara così magica… Ma anche questo intoppo non piega Antonietta, che passo dopo passo raggiunge la pianura e finalmente si lancia lungo gli ultimi dieci chilometri. Si affaccia alla curva finale e con un’azione fluida e leggera percorre l’ultimo rettilineo.
Antonietta ha concluso la sua Nove Colli Running in 24 ore e 24 minuti circa, battendo di 30 minuti il
record precedente del tracciato, classificandosi prima donna assoluta a due ore e mezza dalla seconda.
Davanti a lei solo cinque uomini.

 

 

Fonte: http://www.actionmagazine.it/rubrica/Corsa/cosi-antonietta-ha-vinto-la-nove-colli-running/

 

 

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