7 campanili 2013

13 ottobre 2013 a 19:00

13.10.2013
Cross Country dei 7 Campanili – Cavaria con Premezzo (VA)

Dislivello totale: 254mt
Distanza: 15,8 km

A chi, come me, ha oggi cinquant’anni, i ricordi vanno spesso indietro al tempo in cui, bambini spensierati con la sola voglia di giocare e nessuna voglia di diventare grandi, la tv era in bianco e nero, le trasmissioni iniziavano alle quattro del pomeriggio, il monoscopio emetteva quel suono lungo e continuo “uuuuuuuuuhhhhhh’, esistevano solo il primo e il secondo canale della raitv e l’appuntamento quotidiano fisso era Carosello.

Grazie a Carosello appunto, conoscevo già Cavaria per uno spot, che ai tempi non so se si chiamassero spot, dove un’ orchestrina suonava e cantava al ritmo di “A Cavaria City c’è tutto quanto il vecchio west, puoi trovare credi a me, tutto quanto piace a te”.http://youtu.be/Y53KiaQngSw

Fino a qualche tempo fa, appunto, se mi nominavi ‘Cavaria’ immediatamente mi tornava alla mente quello spot in cartoni animati e la canzoncina.

Dallo spot allo spo(r)t ci arrivo quarant’anni più tardi per correre, anzi per partecipare, con altri milleduecento, a questa storica corsa nata nel 1914.

Un percorso stupendo, affascinante, mai noioso, un continuo salire e scendere, leggere salite, leggere discese e due mitiche rampe di scalini da affrontare. La prima scaletta, scaletta di S.Stefano, sono 30m di dislivello, lunghezza 140 m, pendenza 20%, la incontri al km 2,5 impossibile da fare di corsa, troppa gente a meno che non si è tra i primi ad affrontarla, o tra gli ultimissimi, altrimenti tutti stretti e costretti in fila indiana a camminare. Qualcuno s’illude di passare e guadagnare posizioni, correndo sulla canalina dello scolo dell’acqua a lato delle scalette, fino a che realizza, dopo il terzo scivolone, che sta rischiando lasciare la dentiera sullo spigolo dello scalino; allora si rimette in coda mesto mesto e sale a al passo del plotone.

La seconda scaletta invece ci impegna al km 6, lunghezza 58m, dislivello 21m, pendenza 32%, scaletta di Orago (qui il video http://youtu.be/b5XJa-ZPaHM) e qui si che si può correre, il gruppo ora si è ben allungato, già visti i primi podisti ritirarsi, poca esperienza o troppo entusiasmo, partiti a ritmi pazzeschi ed ora doloranti, con le mani a sostenersi le reni o toccarsi gli adduttori e zoppicare per le inevitabili contratture. La seconda scaletta quindi la si può correre, sono venti metri di dislivello e per chi lo desidera in cima c’è un ristoro.

Il resto del percorso, a parte un paio di km corsi nel bosco, è tutto asfalto che attraversa i paesini di S.Stefano-Oggiona-Orago-Jerago-Premezzo-Cajello e Cavaria naturalmente, passando sotto i rispettivi campanili.

Con mia moglie mi presento domenica mattina ai tavoli per l’iscrizione. Maglietta delle TDK e scarpe da trail. Altre scarpe, quelle da strada, non le ho. Tutti i miei accessori oramai dedicati per gare trail. Oggi sono molto rilassato, partecipo per cercare di distrarmi dall’idea fissa di quei 55km che ho deciso di tentare di correre il sabato dopo. La gara per me non è competitiva, ma a guardarsi attorno vedi i più forti runners della zona, pronti a sfidarsi (guardi la classifica e vedi tra i primi dieci gli stessi nomi di sempre). Competitivi a parte, per fortuna trovi anche i ‘personaggi’ come quel vecchio podista che camminando verso la linea di partenza mi dice che il prossimo anno, per il centenario della gara (1914-2014) la si deve correre a piedi scalzi. Anche perché ai suoi tempi (davvero potrebbe avere 75-80 anni) le scarpe da corsa mica c’erano. Te la cureret a pie scalz? Gli chiedo in dialetto. Mi risponde quand’eri giuvin mi i scarp per cur gh’eren minga, se cureva al masim cunt i scarp de tenis…. Poi ne incontri altri, sempre anziani, sempre oltre i settanta, settanta anni intendo, che guardandogli le scarpe (apparentemente mai lavate) ti convinci che hanno fatto più km loro, le scarpe, che la somma dei km di tutti i mezzi, tra moto, auto, scooter, biciclette che ho avuto nella mia vita. Sono quelli che poi in gara, come mi è capitato questa volta con una anziana podista donna, quando li raggiungi e li affianchi, non si arrendono all’evidenza, recuperano tutte le briciole di orgoglio che rimangono e ti si attaccano per non dartela vinta, almeno fino a quando la mia indifferenza per la competizione e la loro ultima briciola di energia si è definitivamente consumata.

Dicevo che oggi non sono preoccupato, in genere non lo sono mai, sono qui per rilassare la mente in previsione di un impegno ben più difficile.

La corsa va via liscia, i cambi di dislivello non annoiano, le scalinate arrivano e me le godo, salto i ristori tanto non ne sento il bisogno, le salite le affronto tranquillo, nelle discese mi lascio andare. Ogni tanto cambio passo, accorcio la falcata, poi la allungo, sempre senza andare in affanno. Per qualche km corro in compagnia di un paio di ragazzi della Insubria Sky Team, poi li saluto e lentamente si allontanano, nel senso che io non insisto e spingo per tenere il loro passo. Quando arrivano le discese poi senti arrivare da dietro gente che ‘sbattacchia’ rumorosamente i piedi sull’asfalto e ti passa via scoordinata, che sembrano vecchie biciclette ingovernabili. Questi di solito li lasci andare e li recuperi elegantemente al termine del dislivello. I km scorrono, non succede nulla di eclatante, penso a cosa sarà tra una settimana al lago d’Orta, situazione ben diversa, scaccio i dubbi e le perplessità ed ecco che raggiungo il cavalcavia da cui vedo il piccolo campo da calcio dove termina la corsa. Km 15,8 fine, sono contento, stesso identico tempo gara dell’anno scorso, calcolato al secondo, ma senza averlo cercato. Sto bene e ho voglia di the caldo, pane e nutella; dopo tutto corro per questo, per finire le corse e mangiare pane e nutella che in casa mia è bandita. Quindi tre bicchieri di the caldo e quattro fette di pane e nutella. Aspetto mia moglie che arriva qualche minuto dopo ma si migliora di ben due minuti. Non contenta, un’ora più tardi, andrà a farsi sessanta vasche in piscina.

Io no! Io sono stato scaricato a casa a far le pulizie settimanali (è il mio turno).

Ivano P.
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