7° Ultra K Marathon – Salsomaggiore Terme (PR)

17 novembre 2013 a 18:54
17.11.2013
7° Ultra K Marathon – Salsomaggiore Terme (PR)
 
 
TartaMazinga non canta l’Aida

Antefatto 

Rovellasca, Sabato sera, ore 22.30.
Ho finito di preparare la borsa, la pasta in bianco come colazione per il mattino successivo, controllo e ricontrollo.
C’è tutto.
E’ ora della nanna…

Saronno, Domenica mattina, ore 5.30.

Arrivo al parcheggio, luogo dell’appuntamento con i compagni d’avventura, e trovo Roberto Daino con la maglia delle tartarughe.
Vieni anche tu? Ho sbagliato io il giorno? E’ sera e non mattino?
No, è Roberto che ci vuole salutare prima di andare al test del TartaTrail.
Grazie Roberto. Ciao. Buon trail, fammi l’imbocca al lupo, mi sa che ne ho proprio un gran bisogno.

Salsomaggiore Terme, Domenica, ore 7.00. 

Tutti al bar a bere un caffè o un cappuccino con brioche.
Non riesco a dissimulare l’agitazione.
Non ho mai corso in vita mia nemmeno una maratona e adesso mi ritrovo qui, assieme a compagni che hanno migliaia e migliaia di chilometri nelle gambe, esperienza da vendere, storie da raccontare, ad affrontare una UltraMaratona.
Mi sfiora il dubbio di avere fatto una scelta troppo impulsiva.
Ma le TartaMazinga sono fatte così: non si fanno spaventare. Alla fine 50km cosa sono? 5 volte 10, 2 volte 25, poco più di 30…
Non ho più tempo per pensare. E’ ora di prepararsi. Un attimo dopo e siamo già tutti in piazza ad aspettare lo start. Il tempo di una foto al volo e uno sparo ci riporta al perché siamo lì: dobbiamo
c-o-r-r-e-r-e.
La paura svanisce, i dubbi sono scomparsi. Non c’è tempo né spazio per i ripensamenti.
So che sto correndo con compagni che mi sosterranno.
I primi chilometri scorrono veloci, lisci, tranquilli. Li percorriamo ad una buona andatura. Quasi tutti assieme. Solo Fabio e Laura rimangono indietro… Furbetti.. si stanno risparmiando per il rush finale.
Verso il chilometro 10 Antonio spinge la campionessa: vai, vai, vai! Lei si sistema i capelli, carica la spinta sull’avanpiede, mette la quinta: un attimo dopo è scomparsa. La rivedremo all’arrivo.

Intanto altri chilometri scorrono lisci sotto i piedi. 

La maggior parte li abbiamo fatti in salita, fino ad ora salite dolci e costanti. Faticose, ma non troppo.
TartaMazinga (io) è davanti da solo, corre, si sente quasi un vero runner. Inizio a fantasticare, penso al tempo che potrei fare.
Sono questi momenti di delirio interiore che ti gratificano e ti convincono che la scelta di partecipare era quella giusta.
Eh si.. Tutto bello.
Finché non si arriva al km 22. Mi fermo al ristoro. Aspetto un attimo gli altri e mi ritrovo Fabio e Laura che come due formichine implacabili hanno recuperato terreno raggiungendo me ed Antonio.
Ed è proprio lì che sta per iniziare la vera gara, ma io non lo so ancora.
Fino a quel momento poteva essere quasi una bella uscita domenicale in compagnia.
Quando pensi che di salite ne hai a sufficienza, Fabio, nei panni del malvagio Dottor Inferno, perfidamente mi informa che adesso iniziano le salite vere…
Bene.
Anzi male.
Ma TartaMazinga non si può far impressionare da qualche altra “salitina”.
Almeno sin quando le salite non impressionano TartaMazinga…

Altro che cantare l’Aida in onore di Verdi e delle sue terre.
Qui bisognerebbe cantare la celebre romanza “Vincerò” dalla Turandot di Puccini per darsi la carica.

Dopo altri 15km circa arriviamo al punto più alto toccato nel nostro peregrinare tra queste magnifiche valli e colline.
Ed è lì che l’esperienza dei più navigati si fa strada: Fabio non si ferma al ristoro (che io bramavo per respirare un attimo) e mi passa.

Adesso viene il momento di concentrarsi e convincersi sino in fondo che si corre solo per godimento: e più lunga è la strada, più lungo il godimento (citazione tratta da famosa frase detta dal Prof. Diego).

Quasi in trance passo il chilometro 42 quando l’ambulanza che mi stava seguendo da qualche tempo (mi avrà visto barcollante o era un caso? Mah..) mi supera, percorre 100 metri, si ferma, fa scendere una volontaria vestita di tutto punto con divisa nera/arancio fosforescente che si abbassa i pantaloni accosciandosi al lato della strada e irrora i poveri fiorellini innocenti con la sua pioggia dorata…

Beh, se non altro l’ambulanza non si era fermata per raccogliere TartaMazinga, anzi la simpatica signorOna è riuscita anche a farmi sorridere.
Ci voleva un diversivo a questo punto della gara.

Ma è tempo di riconcentrarsi, di raccogliere le idee e di fare un ultimo, importante sforzo per arrivare sino alla fine.

Km 45, 46, 47… Antonio mi raggiunge dopo che si era fermato per un “pit stop”. Mi incoraggia, mi accompagna. Capisco che potrebbe andarsene facilmente per lo sprint finale.
Glielo dico. Mi sgrida. “Non parlare!, io faccio quello che voglio”.
Scusi dottor Kabuto…

48, 49.. 49,1 – 49,2 – 49,3 ma quanto è lungo questo ultimo chilometro?
E finalmente la piazza, l’arrivo, lo speaker, le medaglie!

Mi scendono le lacrime per l’emozione. Faccio fatica a trattenermi.
E’ stata una grande, grande esperienza personale e di gruppo.

E’ in questi momenti, in queste occasioni che si pesa il reale valore del gruppo e dei compagni che si mettono in secondo piano per far vivere anche agli altri quello che loro hanno sicuramente già vissuto.
E’ vero che ciascuno deve correre con le proprie gambe, ma è anche vero che è il gruppo che ti spinge a decidere di affrontare la sfida.
E che sfida.
Alla fine della battaglia mi posso fregiare del titolo di TartaMazingaUltraMaratoneta.
Non serve a nulla, non importa a nessuno, non deve importare a nessuno, ma sono contento così.

Ringrazio ancora i miei compagni di avventura, in particolar modo il grande, grandissimo Antonio che mi ha accompagnato, mi ha spinto, mi ha consigliato.
E tanti, tanti complimenti a Laura che ha fatto una corsa straordinaria.
Occhio Campionessa… Piccole Tartarughe crescono…

E mi scuso con il signor Verdi Giuseppe per aver mentalmente cantato una romanza di altro autore proprio nelle sue terre, quando invece avrei dovuto rendergli omaggio fischiettando le sue arie.

Lucio, da oggi in arte TartaMazinga