I° TartaTrail

9 dicembre 2012 a 13:49
09.12.12
I° TartaTrail – Brunate-Lemna (CO)
Non potevano mancare i racconti scritti dopo l’esperienza magnifica del TartaTrail.
Inizia Diego con la sua “Ricetta”:
Non so se a questo giro riuscirò a descrivere le mie emozioni, vorrei piuttosto regalarvi una ricetta, Polenta Brasato e vino rosso, piatto gastronomico dove un TA di successo deve cominciare, viene prima dell’itinerario, viene addirittura prima delle persone che vi partecipano, il piattone che le tartarughe hanno trovato era così composto:
Amicizia: abbondante, anche perché si può abusarne, non fa mai male.
Forte senso di aggregazione: a dosi elevate.
Partecipazione: si percepiva nell’aria la voglia di essere lì alle ore 7,30 nonostante il freddo! Voto dieci.
Avvertimenti vitali che non devono mai mancare per un successo  clamoroso: una persona che mentre cammina appende le ciabatte di plastica al suo zaino, un’altra persona che per imitarlo appende addirittura le scarpe al suo di zaino, ma mentre corre ne perde una, allora spinto dal suo senso di generosità, abbandona per strada anche l’altra così anche per la sua riserva idrica, resta allibito addirittura Antonio che invece a questo giro non perde nulla.
Non deve mai mancare un cappello con i pon pon, gente che appoggia i bastoni con delicatezza come se sentissero male allora li accompagna per un lungo viaggio, qualcuno che decide di percorrere una parte di collina con il fondo schiena, solo per tastare la consistenza della neve, qualcuno che si appunta gli orari del pullman, rigorosamente orari estivi peccato che il nostro TA si svolga il 9 dicembre, qualcuno che però nonostante il disguido riprova l’ebrezza dell’autostop come negli anni ottanta.
Qualcuno che è in grado di trasformare il tartatrail in tartabike, coraggioso sui ciottoli innevati del Lario e la moglie che non è da meno i ciottoli li percorre quasi scalza grandissima!
Non deve mai mancare una parte didattica, allora alla richiesta “cosa porto nello zaino”ecco spuntare l’istruttore che con zaino super accessoriato con seguito di veloce spiegazione, bravo, non deve mai mancare una giornata bella, pulita e soleggiata però per quella ho provveduto io, accordandomi con il responsabile meteo.
Non deve mai mancare qualcuno che mentre cammina canta, e qualcuno che va in discesa con le mani in tasca, non deve mai mancare l’uomo con 10 kg di cioccolata qualcuno che cammina con due zaini e quando gli chiedi fammene portare uno si gira e ti morde.
Non devono mai mancare persone nuove da conoscere. Non fare mai mancare il sole che ti scalda mentre ti cambi la maglietta, porta sempre con te qualcuno con il deodorante, inserisci nel gruppo persone forti con quelle meno preparate così al prossimo TA ti ritroverai sempre più gente motivata a partecipare.
Non deve mai mancare la persona che alla fine del TA ti dice grazie per averci creduto, cosi che tutti i partecipanti a sua volta diventino attori protagonisti di una bella giornata che solo dopo essere rientrati a casa si accorge di come sarebbe bello se la nostra vita fosse un lunghissimo TA.
Per ultimo non dimenticarti il vino, il nettare degli Dei, deve essere amabile, pregiato e rigorosamente rosso, così il tuo brasato con la polenta è pronto per essere servito.
Io oggi sono decisamente più felice!
Grazie a tutti voi,
Diego.
Paola raccoglie la palla al balzo e a braccio continua…
9 Dicembre 2012
…suona la sveglia, presto troppo presto, ma oggi e’ il giorno del tanto atteso e annunciato T.A. Veloci e meticolosi, ci vestiamo e via pronti x l’avventura.
Oggi passa a prenderci Andrea che sarà anche guida del giro corto, annuncia però in auto che lascerà il GPS a chi tra i camminatori è più esperto, per aggregarsi ai corridori nel giro lungo, ma ridimensionato x questioni di tempi, nonostante “i mal di pancia” del Cappellano, nonché organizzatore insieme ad Andrea del TARTATRAIL.
Con noi oggi tanti amici e parenti delle Tartarughe…il Gruppo è nutrito siamo in una trentina, c’è anche chi come Rinaldo decide di fare il percorso in bici.
Il ritrovo alla funicolare di Como è chiassoso, pieno di saluti, baci, incoraggiamenti e sfottò che ci accompagnano in cima, facciamo la foto di gruppo e poi via che si parte.
I corridori ci danno presto il saluto e i camminatori si allineano, io chiudo il gruppo, sarò la “scopa” della giornata, ma solo perché sono la più lenta, pago anni di intransigenze alimentari e la fatica la fa da padrona ogni domenica mattina con me!…ma non mi scoraggio, le Tartarughe possono tutto, hanno convinto una ‘pigrona’ come me a mettersi di BUONA VOLONTA’
Oggi provo una nuova esperienza, LE BACCHETTE, che il Diego gentilmente mi ha prestato, la fatica è discreta, non mi pesa, a turno mi sorvegliano, consigliano e accompagnano, l’esperienza del Presidente, dello Sherpa e per finire in discesa anche del Romboletti…AIUTO sono proprio una schiappa, ma forse no, chi può dirlo?! Quello che posso dire oggi, è che i loro consigli mi hanno permesso di arrivare al terzo tempo, con la giusta fatica nelle gambe e con il giusto appetito!!!
C’è un bellissimo sole che a tratti ci riscalda, il panorama è a dire poco meraviglioso, la nevicata di venerdì, ha reso ancora più incantato il posto, incontriamo gente che su quei monti fa allenamento e o passeggia. A tratti riesco anche a chiacchierare con gli altri, per fortuna gli strappi in salita non sono molti per numero e nemmeno molto ripidi, arriviamo alla discesa e il sentiero e ricoperto di foglie e neve, il Tommy che oggi si è tolto il panni del venditore di scarpe, fa qualche scivolone, ma senza gravi conseguenze.
I bastoncini aiutano me e anche altri a stare in piedi, in alcuni inciampi, aiutano molto anche le mie ginocchia, mentre faccio questa riflessione, mi vengono in mente i corridori e penso a quanto si divertiranno a buttarsi giù da questa discesa, che ha una notevole pendenza, poi suona il telefono della Cry e capiamo che gli altri sono dietro di noi, che stanno arrivando, sentiamo anche le loro voci, ma prima che ci raggiungano, ci vuole un po’, si sa le montagne portano le voci molto più velocemente di quanto non facciano i piedi…ci ricongiungiamo da li a poco e di nuovo KIASSO FESTOSO, complimenti, incoraggiamenti a tutti e per tutti, questa è la forza delle Tartarughe!
Si scende ancora un po’ tutti insieme e poi TERZO TEMPO alla maniera delle Tartarughe… FESTA dove in un convivio si celebra, la giornata trascorsa tra le montagne che circondano e sovrastano, il lago di Como, insieme agli AMICI che hanno organizzano, a quelli che hanno partecipano.
La storia dell’imprevisto finale della giornata la lascio a chi con me, ha camminato in fila indiana
sull’unica strada che incrocia il sentiero della mulattiera che dalla frazione di Lemna, conduce al lungo lago di Como…
I colori di quella giornata, del tramonto, la stretta di mano del Diego, che mi fa allungare il passo,
i sorrisi dipinti sui volti di ognuno di noi, i calici alzati, le parole scambiate con ognuno di voi, sono ciò che mi accompagna e mi incoraggia lungo i percorsi che sento più pesanti….e per questo un GRAZIE che viene dal profondo del mio cuore.
PIU TARTATRAIL PER TUTTIIIIIIIII
La Paldi.
Conclude la rassegna il racconto di Andrea:
Per me il TartaTrail è cominciato sabato 10 novembre 2012. In realtà l’idea di realizzare un trail autogestito ha avuto origine ancora prima, quando tra il gruppo dei trailer ha incominciato a concretizzarsi un immagine precisa: le Tartarughe della Kirghisia ancora non avevano battuto ufficialmente i percorsi del Triangolo Lariano, ove in passato gloriose imprese sono state preparare!
Questo non poteva succedere, assolutamente, quei sentieri, quei luoghi a noi cari e così intrisi di ricordi andavano segnati con lo spirito Tartaruga!
La convenzione del 10 novembre ha una sua precisa ragione: si tratta del sabato mattina in cui assieme a Diego mi recai sui sentieri lariani a definire il giro che avremmo compiuto. Fu in quella magica occasione che, oltre a prendere tutta l’acqua che era giusto avessimo dovuto prendere per poi regalare al gruppo la stupenda giornata di sole che avremmo trovato il 9 dicembre, incontrammo la proprietaria della locanda che avrebbe ospitato il terzo tempo. Che mattinata… passata a correre lungo i sentieri che poi avremmo battuto con più calma.
Nel mezzo un sacco di eventi… alcune corse le ho persino rimosse dai miei ricordi, ma di certo non rimuoverò quello che è successo il 9 dicembre.
Il mio viaggio inizia da casa, vesto velocemente la tenuta da corsa e prelevo il solo zaino da trail, impacchettato a dovere la sera prima per contenere al millimetro cambio, asciugamano, salviette umidificate e deodorante (l’eleganza non deve mai abbandonare il trailer).
Prima tappa Arese a prendere “Famiglia Naldi”… la mia macchina si carica di un trio un poco sonnolento ma allegro: PaolaRoberto e l’ospite Claudio (fratello di Paola). Claudio è nuovissimo del gruppo, coinvolto dalla sorella che probabilmente vorrà fargli arrivare quella stessa energia che lei e Roberto ormai molti mesi fa ricevettero all’Elba. Claudio si presenta attrezzato quasi come dovesse affrontare un Gran Tour alpino… ma come si suol dire, in montagna è meglio avere qualcosa in più nello zaino che trovarsi nella situazione di averne bisogno in mezzo ai monti.
Ci muoviamo alla volta di Fino Mornasco, seconda tappa del nostro avvicinamento a Como. Puntello con Laura, che ormai non si sta perdendo nessuna delle iniziative delle Tartarughe. Laura si presenta in tenuta super-compatta, zainetto leggero, sembra a tutti gli effetti una trailer di esperienza… il suo cappellino lappone le da un tocco di graziosa ironia che sdrammatizza la tenuta da corsa tecnica.
Via per Como, grazie alla guida della autoctona Laura ci arriviamo per strade secondarie. Giunti nelle vicinanze della teleferica ci armiamo di un certo quantitativo di monetine per pagare il parcheggio sino all’orario di ritorno. Si mostra provvidenziale il marsupio gigante e capiente di Claudio, che pare sia arrivato sul posto fornito di qualche centinaio di euro in monetine, perché “in montagna non si sa mai… “. In montagna non ho idea cosa si possa fare con centinaia di monetine a parte provare una “euro caccia al cinghiale”, ma la previdente fornitura si è mostrata preziosa nella fase urbana della nostra gita.
Scendiamo dalla macchina e incontriamo Tommy (che pochi giorni prima, nel gestire le iscrizioni, scopro chiamarsi Antonio, ed adesso capisco la simpatia che unisce il nostro Castroflorissimo a Tommy), assieme a lui due nuove conoscenze: Giovanni Fiona. Fiona parla con una particolare inflessione, che appare quasi studiata e ricercata, un accento direi brit accompagna il suo parlato… forse perché – come da li a breve scopro – proprio “Brit” è la nostra nuova amica, per la precisione “Albannaich“.
Non faccio in tempo a orientarmi che vedo arrivare altissima e biondissima Annalisa, impeccabile ed elegante anche in tenuta da corsa. Annalisa era stata la più incerta del gruppo ad aderire all’iniziativa, ma in lei vedo l’occhio di chi la montagna la conosce e che oggi ci riserverà non poche sorprese. Per adesso continua a dichiararsi inadeguata… vedremo.
Poco dietro ad Annalisa vedo arrivare bellissimo e distinto come al solito Settimio, il suo tono di voce suadente ed impostato danno alla mattinata un buongiorno ufficiale, quasi da annunciatore della prima edizione del radiogiornale. Mi sono accorto di queste abilità di dizione di Sette durante l’assemblea dei soci e adesso non posso fare a meno che notare la cosa ogni volte che lo sento parlare.
Neanche il tempo di sentire una voce acuta e allegra che penso subito ad Antonietta e vedo però apparire Antonio! Questa è la magia che sanno creare i coniugi podisti più famosi ed ammirati di Caronno. La Campionessa ed il Campionesso. Assieme a loro, quasi come una scorta di onore, il presidentissimo Giorgio.
Arrivano i caronnessi e assieme a loro la domanda di rito: “ci prendiamo un bel caffè?”, neanche il tempo di dirlo che siamo già in un bel bar, a creare il solito trambusto… qua vedo in tenuta supercombinata ipermontagnarda quelli che ormai per noi tutti sono “le Tartarughe Promesse Spose” Cristina Flavio. Chissà come si svolgerà il rito di corteggiamento e accoppiamento delle Tartarughe? Ho idea che l’unica cosa che ci sarà permessa scoprire sarà come convoleranno a nozze…
Preso il caffè, il gruppo allegramente si dirige verso la partenza della teleferica per Brunate. Neanche il tempo di arrivare che la gioia e l’allegria di Alessandra mi investono come una valanga. Di fianco a lei Rinaldo. Non ci vediamo da un po’ di tempo e da moltissime migliaia di chilometri, i due sono appena tornati dal viaggio di nozze in Patagonia. La gioia di vederli è molta, con loro è stata subito amicizia e di recente ho anche condiviso momenti intensi come la loro festa nuziale al rifugio Dodici Apostoli.
Vengo travolto a questo punto da una fiumana di calorosi abbracci: DiegoFabioVito ed Edoardo sono presenti e puntuali come al solito. Inutile dire che Diego è svestito quanto basta per farmi sentire più freddo di quello che già percepivo. Il mio amico Fabio invece mi stupisce, di recente ha trovato una moderazione ed una sobrietà nello svestirsi da farmi quasi pensare che i sui capi siano caldi… lo stoico quindi rimane ormai solo Diego. Ma d’altronde si sapeva già da qualche mese, io e Fabio siamo accomunati da un comune male, la famosa “Paganite” (che Criptonite non è…), anche conosciuta come il “morbo del 60° Km”… o più banalmente “tra su de ciuc”.
Probabilmente Fabio ha deciso di omologarsi alle mie comodità termiche. Assieme a loro si accompagna Massimo, che più volte abbiamo incontrato lungo i sentieri della Brianza e che fu compagno di un bel viaggio in treno verso i “patimenti primaverili” di Firenze e Faenza.
Vedo due occhi bellissimi che mi guardano con una faccina tipo “e a me non mi saluti”, ma è la bellissima e dolcissima Sonia, che attendeva un bacio… in coda a lei il marito, lo sherpa tra gli sherpa, colui al quale la montagna chiede “mi scusi, posso cambiare meteo?”… il Mitico Maurizio. Per non farci mancare proprio nessuno e ricordare quanto noi si sia piccini di fronte a cotanti titani degli ultra-ultra-trail in montagna ecco che appare anche Oscar, accompagnato dalla sua gentile signora Liviana, già amabile presenza che allietò i dolorosi arrivi del Trail del Lago di Orta.
Rinaldo ci saluta, questo primo TartaTrail vede anche un esperimento interdisciplinare. A parte due gruppi distinti di corridori, la comitiva vede presenti un gruppo di camminatori ed un gruppo e Rinaldo in MTB… una prima assoluta. Rinaldo si cimenterà nella salita di Brunate per poi percorrere i nostri stessi sentieri alla vota anche lui della nostra destinazione.
Si parte… la teleferica macina metri e metri di dislivello e ai nostri occhi si apre un panorama sempre più incantevole, il buio del mattino lascia lo spazio all’alba di una giornata strepitosa, fredda, ma tersa come da mesi non se ne vedevano.
Arriviamo a Brunate, il tempo di una foto di gruppo e il nostro giro comincia. Per tutto il primo tratto il gruppo cerca di restare compatti, i runners aspettano ad ogni tornante i camminatori. Si tratta di una bella occasione anche per familiarizzare e rendere coeso il gruppo. Ci sono facce nuove e soci che assieme non sono mai usciti a correre.
Giunti in località CAO il gruppo dei corridori decide che è arrivato il momento di staccarsi dai camminatori. Grazie al prezioso supporto di Flavio, armato del GPS su cui precedentemente avevo tracciato il percorso, siamo sicuri di lasciare i camminatori in ottime mani. Assieme al loro resteranno – probabilmente obbligati dalle mogli, gli sguardi nel vedere noi partire a correre erano quelli di due leoni feriti – anche due dominatori delle altitudini, Maurizio e Oscar.
Lasciamo dunque il gruppo dei camminatori ed iniziamo ad impostare un bel passo deciso alla volta del Pallanzo e della Bocchetta di Molina. I piano originari erano quelli di dividere il gruppo dei corridori in due, i meno esperti su un giro corto di 15 Km e i più veloci su un giro di circa 25 Km… il clima, il sole, la compagnia e la convivialità ci fanno optare per una soluzione decisamente più conciliante ma più suggestiva. Staremo compatti ma sempre assieme, percorrendo tutte le creste sino alla Bocchetta di Lemna per poi scendere verso Lemna stessa.
Molte sono le immagini suggestive, ben ritratte da diverse foto di gruppo. L’ascesa al Pallanzo, la foto in vetta e poi la più lunga salita verso il Pallanzone. Bellissimo il momento dell’autoscatto nel boschetto che divide le due vette, usando un ramo a mo di cavalletto siamo riusciti ad essere tutti presenti.
La pausa sul Pallanzone è idilliaca. Il sole splende, batte solo un lieve alito di vento e il paesaggio è da ispirar poesia. In discesa giochiamo un po’ tutti. C’è chi salta come una cerbiatta, che ci si butta a mille in discesa e c’è chi cerca salti e pendenze improbabili… ma chi sorprende più se stessa che gli altri? Annalisa, che pensava di non essere all’altezza ed invece prosegue senza battere ciglio.
Le donne sono una bella presenza nel gruppo dei corridori: Alessandra, Annalisa, Antonietta, Fiona e Laura si fanno valere, dando non poco filo da torcere ai loro compari trailer… non ci stupiamo della cosa, sappiamo quanto una donna possa diventare agonista e determinata quando indossa un paio di scarpette da corsa.
Il nostro viaggio prosegue adesso in discesa, prima verso la bella faggeta di Faggeto Lario e poi giù verso Lemna. Qui apprendiamo che Rinaldo ci è alle spalle e sta approntando la discesa più ripida, mentre i camminatori sono poco avanti.
Scendendo incontriamo i primi segni del passaggio dei nostri compari… sulla neve è stato scritto “Tartarughe” e qualcuno ha anche lasciato una freccia ingannatrice a Diego… ma chi mai poteva pensare di fare fesso l’uomo che come uno sciamano si muove sicuro tra questi boschi chiamando per nome ogni singola pianta?
Dopo meno di cinque minuti ecco che incontriamo il gruppo dei camminatori e nemmeno il tempo di salutare tutti appare anche Rinaldo… a questo punto il gruppo si ricompatta e tutti assieme scendiamo verso il terzo tempo.
Arriviamo al nostro ristoro e qui troviamo gli ultimi due membri del gruppo, loro comodi comodi si sono fatti trovare direttamente al ristorante, sono Silverio Matteo, rispettivamente marito e figlio di Annalisa… ragazzi la vostra donna di casa vi bagna i baffi, che tosta… come potrete pensare di tenerla a bada adesso che è diventare anche una Trailer!
Il mio racconto sfuma dallo sportivo al godereccio con l’immagine di un paiolo di rame sul fuoco di un camino colmo di polenta taragna. Il gestore da mia richiesta ha preparato un locale per permetterci di cambiarci… sarebbe già bastato l’atri del secondo piano, ma la cortesia è stata tale che ha preparato persino una camera ed un bagno.
Le signore sono servite, nel più imprevedibile e lussuoso dei modo che un Trail Autogestito potesse offrire… noi maschietti, invogliati anche dal tiepido sole di mezzogiorno decidiamo di dare scandalo a lato della chiesa di Lemna. Il pudore lascia lo spazio al piacere di sentire l’aria frizzantina e il caldo sole sulle nostre natiche sudate!
Che mangiata, che bevuta… e che compagnia! tutte e due le mie atlete predilette allo stesso tavolo, un privilegio!
Terminata la mangiata, ci dirigiamo tutti alla fermata del pullman… unico punto negativo della giornata. Sapete che sono premuroso e apprensivo, per cui non riesco del tutto a vedere l’avventura dell’autostop come un punto a favore della gita.
Sicuramente, complice il sole e il tepore non previsto l’accadimento ha dato quel che di ulteriormente avventuroso al TartarTrail… ma nel fondo del mio cranio aleggiava il pensiero “…se ci fosse stato brutto tempo?” … avremmo avuto trenta persone con il raffreddore e qualcuno probabilmente di cattivo umore… forse.
MA
…considerato che l’avventura è stata rocambolesca, aggiungendo come è stato giustamente detto divertimento la divertimento, ho pensato questa cosa: la prossima volta il Furio che c’è in me controllerà con scrupolo orari dei mezzi, senza dirlo a nessuno però, per non rovinare il brivido del Bus perso… pronto però ad intervenire solo e solo se l’avventura dovesse non dimostrarsi dagli esiti del tutto divertenti…
Andrea