ColleMar-athon – Andrea

5 maggio 2013 a 21:28
05.05.2013
ColleMar-athon – Barchi (PU)
 

Il fuoco di un fornelletto da campo illumina i ciottoli della spiaggia di Fano. Un buon profumo di caffè e vin brûlé si spande nell’aria, quasi a coprire il profumo di salsedine di un mare così placido che persino il solo suono di una chitarra ne sovrasta lo sciabordio delle onde. L’umidità ha già imperlato i teli delle tende disposte in cerchio ed una decina di luci frontali fanno brillare come stelle le mille gocce di condensa. Il cielo prova a rispondere e, dietro a qualche nuvola timida, propone il suo spettacolo.

Dietro di noi il mare… o mare nero, o mare nero, o mare nero …nero come i versi della canzone che risuona nell’aria.Così le Tartarughe si preparano alla maratona di esordio dei loro amici.

Domani Alessia, Fiona, Gianfranco, Giovanni, Marialaura e Maurizio esordiranno in Maratona e lo faranno in gruppo assieme ai loro amici Alberto, Antonietta, Antonio, Diego, Fabio, Guido, Laura, Oscar, Roberto e Vito. Qualcuno come Roberto li seguirà in bici ed altri come Elisa e Sonia aspetteranno pazienti al traguardo.
Ognuno dei sei esordienti ha la sua personale motivazione per correre la distanza regina del podismo, ma qualcuno in particolare ha maggiormente ispirato questa trasferta ed ha voluto affrontare questi quarantadue chilometri e centonovantacinque metri.

Senza la voglia di provarci di Alessia questa notte le Tartarughe non sarebbero probabilmente su questa spiaggia.

La notte passa lenta e tranquilla. Qualcuno russa, c’è chi si agita nel sonno, c’è persino qualcuno che non chiude occhio. La sveglia suona comunque inesorabile quindici minuti dopo le cinque.
Il campo si agita, tutti sono al lavoro per preparare la colazione, smontare le tende, arrotolare i sacchi a pelo, riporre i materassini e preparare la borsa da portare al via a Barchi. C’è chi a questa vita spartana si è un poco dovuto adattare, qualcuno invece si trova del tutto a suo agio.

Quello che è certo è che, seppur il giaciglio non sia stato dei più comodi ed il sonno sia stato poco, nell’aria si sente un’elettricità ed un’eccitazione palpabili.

Quello che la notte prima era stata la casa di sedici tartarughe diventa presto quattro sacchi. Sono le sette e le Tartarughe, chi con il pullman messo a disposizione dall’organizzazione, chi con mezzi propri, si mettono in moto verso Barchi.

L’arrivo è in grande anticipo, quasi due ore prima del via. Abbiamo tutto il tempo di prepararci. Ognuno di noi veterani ha i suoi riti, qualcuno degli esordienti è un poco nervoso. La tensione si scioglie subito non appena il gruppo si riunisce per le solite foto di rito. Alessia riesce persino a farsi autografare il pettorale ed a fare una bella fotografia con il mitico Giorgio Calcaterra. Giorgio lascia anche il suo personale “in bocca al lupo” sul numero di gara di Alessia.

Quale miglior augurio per la sua prima Maratona.

Con calma ci disponiamo al via, le strade lastricate di Barchi non rendono agevole lo scorrimento verso la partenza, ma senza fretta raggiungiamo l’arco della porta dalla quale sfileremo alle nove esatte. Sale l’eccitazione, si prende ancora qualche veloce accordo sulla strategia di gara. Lo scopo oggi è correre tutti assieme.
Giusto il tempo di uno sorriso, una stretta di mano e di un cinque battuto con timidezza, che la grande avventura ha inizio.

Partenza regolare e senza intoppi, lo scivolo ci scorre sotto i piedi in un lampo e in pochi minuti siamo fuori dal paese. Davanti a noi gli splendidi paesaggi delle colline marchigiane ci fanno dimenticare quanti chilometri e quante salite dovremmo affrontare.

Ci sarebbero mille maniere per raccontare quanto è successo lungo i quarantaduemila e centonovantacinque metri che abbiamo percorso domenica, ma nessuna di essere renderebbe l’emozione che ognuno di noi ha provato.

Penso che le Tartarughe abbiano toccato i cuori di tutti, non solo per il modo in cui hanno deciso di correre la loro ColleMar, non solo per l’allegria contagiosa del gruppo, non solo per la gioia radiante di Alessia, ma soprattuto per quell’immagine semplice ma coinvolgente di squadra che abbiamo saputo godere in primo luogo noi e poi regalarla ai cinquecento volontari e alle migliaia di persone disposte lungo il tracciato.

Credo che sia questa la reale ragione per cui noi tutti si debba ringraziare specialmente Alessia.

Ogni chilometro ha avuto il senso di una vera conquista. Ogni ristoro il festoso trambusto di una festa.
A partire dal decimo chilometro abbiamo iniziato a rendere omaggio ad ogni cartello chilometrico. Alessia ha intonato un “Hip Hip Hooray” per le sue tartarughe ogni volta.

Abbiamo riso, scherzato, aspettato chi rimaneva indietro e persino sorseggiato l’immancabile birra. Abbiamo assaggiato un salame buonissimo, brindato con amici occasionali e raccontato decine di volte dove fosse la Kirghisia.

Alessia ha sempre tirato il gruppo, poche volte non è stata in testa alla comitiva. Alle sue spalle faceva la guardia la nostra piccola grande campionessa, Antonietta, che con la sua sconcertante facilità di corsa univa la testa del gruppo alla coda, facendo avanti ed indietro decine di volte. Probabilmente alla fine lei avrà corso anche sessanta chilometri.

Tutti ci siamo alternati in testa al gruppo per dare il ritmo ai nostri amici assieme ad Alessia. Abbiamo un po’ tutti ansimato in salita, qualcuno ha chiesto il cambio quando si è trovato in difficoltà e nessuno ha dovuto attendere che un compagno gli venisse in aiuto.

Abbiamo dovuto frenare quelli davvero forti come Alberto e Oscar.

Abbiamo scoperto come un “imboscato elbano”, Guido, possa diventare una vera Tartaruga.

Abbiamo trovato la premura di Antonio nel sostenere chi era più in difficoltà nelle retrovie.
Abbiamo visto sorridere più volte anche chi, come Fabio, è sempre Nero di Bestia.
Abbiamo visto Laura sfrecciare e poi filmarci per decine di chilometri.
Abbiamo visto Vito sempre felice dall’inizio alla fine, magari con qualche bicchiere di cocacola in mano in più del solito.
Abbiamo tutti adorato il sorriso contagioso di Diego ed il suo fischietto è stato il ritmo di questa storia.
Abbiamo tutti sentito la presenza costante di Fiona e la sua determinazione a non perdere mai con lo sguardo il gruppo di testa.
Abbiamo tutti applaudito Giovanni che non ha mollato un solo metro.
Abbiamo sperato che il ginocchio di Marialaura tenesse sino alla fine.
Abbiamo pensato più volte a Gianfranco che aveva deciso di chiudere veramente il gruppo per controllare che non ci lasciassimo nessuno indietro.
Abbiamo visto, finalmente, Maurizio un pochino in difficoltà, come pesce fuor d’acqua lontano dalle asperità dei suoi monti.
Abbiamo visto Roberto restare con noi e non salutarci prematuramente con il suo “ciao io vado”.
Abbiamo visto Roberto rosicare un poco per non aver potuto correre la sua Maratona, ma felice lo stesso per il fatto che il suo servizio sia stato gratificato anche dall’organizzazione con la medaglia di FINISHER.Abbiamo incontrato Chiara, che come Alessia aveva la sua forte motivazione per correre una Maratona. Abbiamo visto Alessia e Chiara correre assieme ed è stato magico.

Anche la pioggia ha bagnato la nostra corsa, senza rovinare però la nostra esperienza, anzi, regalandoci quella frescura che ci ha permesso di non scoppiare sotto i raggi del sole.

La magia poi ha avuto inizio da quel punto che tutti i maratoneti conoscono e aspettano.

Alessia ci aveva promesso un supporto speciale dal trentesimo chilometro in poi, e ha mantenuto la sua promessa con dolcezza e attenzione. Ci ha osservati e ha saputo cogliere in ogni nostra smorfia, silenzio o sguardo la nostra fatica. Alessia non ci ha mai fatto mancare in “bravi” o un “coraggio”. La sua voce, per quanto dolce e calma, era forza pura, energia, gioia infusa per quello che stavamo facendo.

Quando abbiamo superato le ultime vie del centro storico di Fano e abbiamo rallentato per attendere chi stava un poco soffrendo nelle retrovie, abbiamo iniziato a capire cosa avevamo compiuto.

Un sacco di gente salutava e aspettava le Tartarughe ed Alessia.
Da lontano lo speaker preannunciava che stavamo arrivano. Quasi a concludere simbolicamente questa avventura, proprio sul pontile che la notte ci aveva protetto dal vento, il gruppo si è compattato del tutto.
Per chi ha già corso la ColleMar sa che quel tratto non finisce mai, noi quel tratto avremmo voluto che non finisse mai… o almeno questa era la mia sensazione.Le donne si sono strette attorno ad Alessia e hanno guidato l’arrivo. Abbiamo assaporato un’emozione di arrivare così intensa, che per qualche minuto abbiamo saputo solo abbracciarci, baciarci, guardarci e sorridere.

Il gruppo ha poi circondato Alessia, la nostra capitana per un giorno, e come da rito l’abbiamo lanciata in aria.Da mesi sognavamo questa avventura, ognuno di noi l’ha immaginata, ha pensato a come sarebbe stata e a quali emozioni avremmo vissuto.

Credo che nessuno di noi abbia avuto abbastanza fantasia per avvicinarsi anche di un poco a quello che la nostra ColleMar è stata nella realtà.

Andrea Papini
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