IL PRINCIPE

12 Giugno 2024 at 23:59

IL PRINCIPE

SOTTOTITOLO: 50 SFUMATURE DI GIANLUCA

11-12 MAGGIO 2024: vado a farmi di 9 Colli

 

Senza Stefano alla partenza non sarebbe 9 Colli. Il suo è un sorriso rasserenante. Sa di non aver potuto prepararsi, ma andrebbe incontro ad una crisi di astinenza se non respirasse l’aria della partenza. Se un paradiso c’è, lui lo ha trovato a Porto Canale.

Il clima pastura l’aria di abbracci calorosi.

Con Daniele ci fissiamo negli occhi, io rubandogli velocità, lui la resistenza. Vorrei prendergli anche lo stile, ma lo tiene sotto chiave. Gli leggo un dubbio: prendersi gioco di me in pausa pranzo, strapazzandomi con una corsa di quaranta minuti, forse non è stato sufficiente come preparazione. Come mai questo abbraccio cinematografico di due persone che non si incontreranno più? Sarà solo una pausa pranzo più lunga. Faticano a togliermelo dalle braccia quando lo chiamano sulla linea di partenza.

Io mi inginocchio a terra e per l’ennesima volta regolo l’allacciatura. “Così va bene, poi il piede si gonfia”. E’ la voce imperiosa di quello che sarà oggi il mio Angelo Custode: Gianluca. In coro gli altri, a tre voci, cantano “Ha ragione” seguito da un “Hallelujah” quando mi verticalizzo. Si discute del sesso degli Angeli, ma le apprezzabili forme di Barbara, Sonia e Anna non lasciano dubbi.

Avrei voluto vedere gli occhi di Simona quando, dopo 200 metri dal via, si è vista sfilare Stefano e il figlio Samuele tenendosi per mano. Non è ancora un passaggio di testimone, ma lei sa che è stato iniettato il tarlo del piacere di correre. Quante volte la saluteranno scappando via.

Si comincia con 20 kilometri di pubbliche relazioni, parole e battute. Daniele li affronta, come sempre con il freno a mano tirato. Poi, quanto siamo quasi a Settecrociari, entriamo nei panni dei corridori seri.

Al ristoro la frenesia è quella di Cape Canaveral alla partenza di una navicella spaziale. La coordinazione delle tre Ninfee lascia a bocca aperta gli altri Team. The con i biscotti, beverone e bacino in rapida successione, mentre lo speaker Gianluca comincia, tranquillo ma incalzante il countdown che mi porta al via ufficiale.

Quando mi posiziono sui blocchi di partenza da velocista, tutti capiscono le mie intenzioni. Gli altri tradizionalisti decidono di partire in piedi.

VIA!!!  Con un tempo di stacco degno di Jacobs, mi trovo al comando. Ma non appartengo a questa posizione e dopo 20 metri vengo rigettato tra quelli del mio rango. Il mio Angelo intuisce il pericolo di lasciarmi solo e subito si mette alla mia destra (a sinistra c’è sempre quello che mia mamma diceva di non ascoltare).

In cima al Polenta, la mia immagine di impavido eroe è già deturpata da una faccia spiegazzata. Anna mi passa un buff per proteggermi dal sole. “Lo voglio bagnato”. Spaesata, al ritmo frenetico di una pallina da flipper che grida “acqua acqua acqua” corre verso l’oasi improvvisamente apparsa. La prosciuga e, sorridendo come un bambino che fa la cosa giusta, me lo ficca in testa. Non devo essere stato di buon auspicio ai novelli sposi che mi hanno incrociato mentre, festeggiati, uscivano dalla chiesetta.

Dopo la benedetta discesa, ecco quel tratto interminabile per arrivare ai piedi del Pieve di Rivoschio. Sole e kilometri si alleano per fare danni. Mente e corpo organizzano una difesa che fa acqua da tutte le parti. Le tre vestali si affannano per cambiarmi vorticosamente buff grondanti d’acqua.

Quando Mauro e Monica mi sorpassano, mi nascondo tra le loro ombre e do il permesso al crocerossino Gianluca di prendersi una pausa. La mia ombra fatica non poco a tenere il passo delle altre due, ma finalmente incomincia il Pieve.

Cominciano qui i Colli della Metamorfosi dove un tapascione, fatto di dubbi e paure, diventa prima

La Montagna, poi La Roccia infine Uomo d’acciaio.

Una preparazione buttata a brevettare un nuovo sistema di sette passi alternati per rendermi conto subito che hanno valore solo su distanze brevi. Pensavo di aver scoperto l’America. Ritorno al tradizionale passo strisciato. Ma quanti soldi ho speso per queste scarpe! Secondo la pubblicità dovevano farmi volare. Mi conviene credere alle favole e comprare in Amazon gli stivali delle Sette  Leghe.

Mauro e Monica stanno pensando che, per quanta strada fai, un rompipalle alle calcagna lo trovi sempre. Invidiosi assistono ai continui rabbocchi per cali di zucchero che ricevo dal mio Team e cominciano a chiamarmi “IL PRINCIPE”. Mi piace! Vuol dire che ho ottenuto quello che cercavo: attenzioni. Me li ruffiano offrendo il mio Team anche a loro. Il Team T.D.K. è famoso per l’assistenza alle prime donne, anche se per il momento Monica è terza.

Rifiutano il mio tradizionale gelato di Mercato Saraceno. Le prime pendenze del Barbotto mi sembrano più gentili mentre me lo gusto dietro loro. Quando lo finisco il Barbotto comincia a picchiare duro. Cala la sera. Siamo preceduti dalla musica sparata a palla di un rave party. E’ il sottofondo musicale che accompagna Francesca. Ci avviciniamo veloci attratti da questa atmosfera. Ma non riusciamo a tenere il ritmo incalzante che fa rombare le sue gambe. Un attimo dopo è già volata via.

Per Monica sembra non ci sia salita. La seguo a fatica con Mauro. Devo smetterla di prenderla in giro. Diventa ancora più negriera. Fra le altre cose, le dico che la vedo sul ponte di comando a battere il tempo di remata con la frusta. Sono passati i tempi, quando ogni volta che fantasticavo su di una donna, dovevo andare a confessarmi.

Sul Barbotto c’è una sedia libera tentatrice “Non so se sedermi o no…”. “A me hai sempre detto di no”. Mi risponde il discepolo Gianluca. “Beh, se l’ho detto io, mi siedo”. Chissà cosa avrebbe pagato Mike Tyson per avere quattro secondi così efficienti dopo ogni round. Devo solo abbandonarmi alle loro cure. Barbara, collaboratrice dello psicologo Gianluca, mi prende beffarda per mano e mi spinge contro un grosso striscione: “x tutti quei km che ho fatto x te. Forza Sherpa Devi vincere”. Come mia madre quando disperata imprecava: “Dopo tutto quello che ho fatto per te”. Non c’è niente di meglio che far leva sui sensi di colpa per ottenere un cambiamento. Non posso vanificare il lavoro di tutti.

Mi spiace lasciare questa SPA per ributtarmi in scia. Monica, oltre a dettare il passo, ci magnifica il cielo stellato. Sembra una fantanotte. Nella vita civile il romantico sono io. Ho gli occhi schiacciati a terra e le dico che credo a tutto quello che vede, anche agli asini volanti che inseguono carote. Lei cerca in tutti i modi di distrarci. Come fidi cagnolini, neanche tanto di razza, la seguiamo senza riuscire ad imitare l’eleganza del suo passo. Ci accarezza con frasi dolci che spronano a starle vicino. La sua andatura ci permette solo frasi brevi. Attraversiamo lo stesso percorso, ma la 9 Colli sembra maltrattare solo noi. Mauro e Monica pensano che, oltre a parlare, voglia contribuire allo spirito di gruppo dettando il passo in discesa. La verità è che ho perso il controllo dei muscoli frenanti. Mauro fatica a digerire gli stenti.

Il Dottor Gianluca deve aver letto il mio kilometro di scadenza e me lo vedo sbucare dal buio poco prima del ristoro Perticara. “Dottore, penso di avere un problema: non ho ancora fatto pipì”. “Nessun problema, stai solamente grattando il fondo e consumi tutto”. Ricerchiamo spesso nei dottori un rapporto umano, ma l’importante è che, da esperto, trasmetta sicurezza.

Rassicurato, affronto il ristoro e occupo con prepotenza la sedia lasciata senza difesa. Gianluca non riesce a nascondere l’espressione di sconforto: “Ma a quale cialtrone ho affidato la mia preparazione???!!”. Le tre fate non perdono tempo a circondarmi di attenzioni. Brodo, integratori e sorrisi. Quello di Sonia è un po’ inquieto. Mi maneggiano con tutte le premure che usano per il servizio di cristallo.

Mauro obbliga Monica ad andare libera senza zavorre. E’ un peccato non possa giocare le sue carte. Otto occhi mi fissano sconsolati e telepaticamente condividono l’aver puntato sul cavallo sbagliato.

Io decido di stare con i più deboli non per spirito cavalleresco, ma per bieco interesse. Mauro mi invita a ripartire. Mi alzo con equilibrio ubriaco. Il freddo, vigliaccamente in agguato, mi fa suo. Non posso perdere la scia di Mauro. Gianluca, da fido scudiero, si precipita a prendere canottiera e mezze maniche. Si riporta poi al mio fianco e in corsa comincia a cambiarmi. Sembra la dea Kali. Con una mano mi toglie lo zaino; con l’altra il giubbetto catarifrangente; con una la maglia Tartarughe; con una mi mette la canottiera; con le altre due le mezze maniche; mi rimette la maglietta, il giubbetto, lo zaino e dal nulla riemerge anche la tenera borraccia che avevo dimenticato. Il tutto senza rallentare un passo e senza la mia collaborazione. Amorevole mamma con il suo bambino.

Ma lo stomaco di Mauro è stufo di tutti quei sobbalzi e manifesta tutta la sua irritazione. Dispiace, ma non si può proseguire se lo stomaco ha deciso di dissociarsi.

Quando Monica vede l’espressione delle tre povere orfanelle nel Team che mi precede, si commuove e dice di riferirmi che, se mi do una mossa, mi aspetta. Mi precipito in una discesa folle. Le scarpe stridono in curva e a Novafeltria rieccoci insieme.

Mosè, alzando il suo bastone, aprì le acque al passaggio del suo popolo. Io, armato di due bastoncini, cerco di spianare il Pugliano. La musica del rave party ci precede di nuovo. Con questo sottofondo, sembro uno zombie spiritoso. Sul Barbotto Francesca ci era sfuggita e siamo pronti ad una nuova reazione. Ma il ticchettio fuori tempo dei bastoncini rovina il ritmo della sua colonna sonora e ci lascia andare.

Monica mi dice di parlare pure ma precisa: “Solo cose positive. Vietato aprire la cartella clinica”.

Quanta grazia in questo modo gentile di zittirmi. Pensavo che il buio fosse alleato per nascondere le mie smorfie dolorose. Ma il consulente coniugale Gianluca mi avvicina e mi invita a fare almeno un sorriso quando vedo l’ansiosa Sonia. Mi ravvedo e le fiondo davanti in discesa con discreto stile. La mia paresi sorridente rinnova la fiducia nel suo principe azzurro.

Tengo con Monica un ottimo passo fino a Secchiano. Io mi fermo per astinenza di gelato e carezze, rifiutando il suo invito a proseguire. Sente il fiato sul collo degli altri e si inerpica subito sul Passo del Grillo. Io tendo all’autoconservazione e non la rincorro.

Gianluca non si offende a fare il tappabuchi e riprende a fare la lepre. Ho gli occhi invidiosi puntati sul quel lato b che Sonia mi rimprovera di non avere. Ciondolo dietro di lui perché non mi stimola rincorrere una lepre. Meglio immaginare una coniglietta di Playboy che tanto mi è stata vicino da adolescente.

I kilometri piatti prima del Gorolo sono interminabili e non li ho mai digeriti. Gianluca diventa il Genio della lampada e senza neanche fregarlo (Barbara ha l’esclusiva) capta i miei desideri. Come un marconista li trasmette e improvvisamente si materializza Anna a bordo strada, come un distributore automatico con il braccio teso. Ma a volte è difficile capire quello che anch’io non so.

“Ecco” “No, voglio la bustina verde”. E Anna, con pazienza fino ad ora sconosciuta, si tuffa nella caccia al tesoro per tornare trionfante.

Finalmente arriviamo al Gorolo. Prendo i bastoncini per tentare di raddrizzarmi. Da bastardo licenzio il mio Traghettatore. “Ci vediamo in cima, così ti riposi. Mi servi dopo”. In realtà so che ci sono le ragazze in rosa e non voglio siano distratte da carne giovane. Lui lo sa e insiste un po’, ma resto fermo nel mio divieto.

Vedermele correre incontro mi fa sentire ancora una sex machine. Lo dirò poi anche a Castagnoli: “La corsa dovrebbe finire qui. Perché andare avanti quando trovo qui il mio harem? In alternativa portatele tutte all’arrivo”.

Con gentile prepotenza, il mio Team mi invita a lasciare quegli abbracci. Riprendo con slancio autolesionista, le gambe chiedono pietà. Rifiutano di collaborare.

Interviene il Mental Coach Gianluca: “Quello che intravediamo all’orizzonte deve essere il secondo uomo!!”. (Solo poco fa mi ha comunicato la mia posizione). Il mio tizzone competitivo si infiamma subito e stabilisco la strategia. “Avviciniamoci piano, senza farci vedere. Quando siamo vicini, lo passiamo velocissimi in modo da impressionarlo e che non possa accodarsi”. Tutto bene. Quando lo superiamo, si complimenta con noi, ma noto che non ha numero né zainetto. E’ un tapascione in allenamento.

Con quel briciolo di dignità rimasto, continuiamo la nostra folle corsa fino ad uscire dalla sua visuale.

Il prestigiatore Gianluca pesca allora l’ultimo coniglio dal cilindro. Si gioca la carta presidente e mi fa sentire più volte il vocale che Laura mi ha mandato: “Vai Mauri forzaaa”. Dietro a lui continuo a sentirmi antiestetico.

Nei kilometri finali diventa eroe. Gonfiando i pettorali si trasforma in muro ogni volta che un automobilista cerca di investirmi. Quando poi macero sulla strada e strascico i passi, ecco il saggio della montagna: “Prima arrivi, prima finisci di soffrire”.

So che sta dolorando più di me, ma si sente il protagonista di “Salvate il soldato Ryan”. Sta cercando di salvarmi da me stesso.

Finalmente vedo Anna che mi aspetta impaziente sulla spiaggia per fare l’ultimo tratto trionfale insieme. Impietoso il percorso mi allontana ancora da lei, aumentando il desiderio di quell’appuntamento. Il ricordo della manifesta felicità di vedermela venire incontro mi strapperà sempre una lacrima di gioia. Gianluca vorrebbe lasciarci, ma insistiamo perché faccia parte di questo quadretto. I 500 metri di corsa più belli della mia vita, anche se hanno voluto fossi solo a raccogliere gli applausi sotto il traguardo.

 

 

P.S.: per chi cerca una penitenza ai peccati da espiare

 

Se volete far ridere la 9 Colli, raccontatele i vostri progetti.

Con Gianluca in allenamento insistevo: “Devi farti il film della corsa che aspetti, per viverlo già prima e saperlo poi interpretare”. Io avevo già preparato tutte le mie armi: otto frasi da ripetere come un mantra, il lettore mp3, una playlist mentale oltre ai già citati sette passi alternati.

Sono rimaste tutte inutilizzate. Questa 9 Colli aveva una corazza che poteva essere aperta e goduta solo con leggerezza.

Bisogna essere pronti ad inserire nel montaggio del film scene diverse, perché la 9 Colli ha già pronta per ciascuno una storia che non si può immaginare.

Complice il mio Team delle meraviglie fatto dai sorrisi sparati di Barbara ed Anna, dalle preoccupazioni di Sonia non ancora pronta alla reversibilità, dal buon samaritano Gianluca, mi sono trovato protagonista di un film travolgente.

Non potendo fare diversamente, mi alleno quasi sempre solo e anche in montagna mi gusto la solitudine. Ma in buona compagnia, come le persone incontrate, si fa piacevolmente tanta strada in più.

Ricorderò sempre con piacere il percorso fatto con Monica e Mauro. Farò tesoro del loro modo di procedere. Monica voleva arrivassimo insieme, ma la nostra cilindrata era diversa. Anna, già da piccola, in auto mi diceva: “Papà ho premura… lascia la guida alla mamma”. La storia si ripete.

Appena Monica ha schiacciato sull’acceleratore è volata verso un meritatissimo secondo posto assoluto e prima donna con un tempo da favola. Ammirevole per la grinta serena di chi si conosce.

Forse non sono stato svezzato bene e sono ancora il bambino a cui si rimprovera: ”Ma allora lo fai apposta perché vuoi il bacino sulla bua!!”.

Sono innamorato di questa corsa perché dà la possibilità di essere tutta condivisa con le persone che ci sono vicine a cui lasciamo un messaggio: “Ho bisogno di voi! Non sono un super eroe. Senza di voi tutto questo non sarebbe così bello”.

 

 

Nel buio, le quattro voci celestiali: “Dai Maurizio” sono la benzina alle stimolazioni emotive che mi fanno andare avanti.

 

 

Arrivederci alla prossima

Maurizio