Il demonio NON veste Prada ma due scarpette piccole piccole.

23 maggio 2018 a 19:08

Qualche anno fa, in un giorno di sole di giugno 2013, ad una tapasciata domenicale, uno spilungone tallonava correndo in un bosco una certa Antonietta Ferrara…

Si racconta che Le chiedeva con insistenza, come fanno i bambini quando vogliono sentire e risentire la fiaba prima di andare a nanna, come avesse fatto a vincere per la seconda volta la 9 colli, quanti dolori aveva avuto, come si era sentita il giorno dopo, che pensieri aveva avuto, cosa aveva mangiato… E Lei, paziente come sempre, rispondeva come una mamma al suo bambino: con gentilezza e quasi tenerezza per quelle domande, a volte banali ma curiose, che quello spilungone appena arrivato continuava imperterrito a porle.

Qualche anno è passato, qualche corsa quello spilungone l’ha conclusa, qualche migliaio di chilometri li ha corsi ma il ricordo, quasi un sogno, di quei racconti affascinanti gli erano proprio rimasti dentro.

E così, corri e cammina, prova e riprova, nel 2018, finalmente, come un bambino quando diventa grande e racconta a sua volta le fiabe ai suoi figli e nipoti, quello spilungone si trova a sua volta, di nuovo, ai nastri di partenza del suo personale sogno; che, non certo per caso, è proprio anche il motto della corsa: “il sogno”. Non era nemmeno un caso che allo stesso nastro di partenza ci fosse anche quella donna minuta ma micidiale soprannominata “la Campionessa” – che in realtà quelli che cercano di starle dietro la chiamano simpaticamente, senza farsi sentire, “diavolo di una donna”.

Quel giorno del mese di Maggio 2018 l’aria era della giusta temperatura, le stelle perfettamente allineate, il sole scaldava il giusto, il Dio della pioggia e della tempesta era di buon umore e lo spilungone si sentiva proprio bene… Aveva fatto ben bene i compiti a casa con la sua maestrina diavolessa per lunghi mesi su e giù per la Val Ganna, su e giù per il Cornizzolo e il lago del Segrino, i doppi giri alle tapasciate e tutto quello che nemmeno aveva annotato e che non si ricordava più nemmeno.

E così, al via, il gruppo dei “matti” si lancia per raggiungere il sogno personale: finire la corsa delle corse, la regina della devastazione, la più bella fra le belle, la prova suprema.

Passano i chilometri e passano le ore, passano i colli e passano le pianure e lo spilungone e la diavolessa continuano a correre assieme, senza sosta, senza tentennamenti. Al seguito di questo “articolo IL” una macchina bianca con alla guida un simpatico folletto dall’aspetto umano: un certo Sherpa, il giullare della strada che costantemente ne inventa una più di Bertoldo per alleviare le fatiche. E ci riesce veramente bene… L’articolo IL continua finché diventa un terzetto: due corazzieri e una regina. E assieme affrontano la notte e il giorno, il freddo e il caldo, il sudore e la fatica. Ma sempre con una leggerezza estrema, quasi sicuri che questa volta il fato sarà dalla loro parte.

Ma il destino, che non aspettava altro, ha voluto che al traguardo giungessero assieme solamente proprio lo spilungone sognatore e la sua maestrina, mano nella mano, in un abbraccio ideale che rende, finalmente, il sogno concreta realtà. Anche l’altro corazziere arriva beffando a sua volta il destino quasi avverso.

Così finisce la storia.

La morale di questa storia é però chiara: coccolate i sogni e credeteci sempre sino in fondo finché non diventano realtà, perché tutti hanno un paio di ali, ma solo chi sogna impara a volare.

E il diavolo non veste Prada, ma due scarpe da running. Poi non era nemmeno un diavolo, ma la Regina della 9Colli.

Lucio

 

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