Francesca racconta il suo Ultra Trail degli Dei

7 giugno 2017 a 8:51

Care Tartarughe,

mi avete chiesto due righe sull’Ultra-Trail degli Dei, ci proverò, ma vi assicuro che per me è più facile correre che scrivere, ma partiamo dall’inizio.

L’idea di iscriverci alla corsa è arrivata da Matteo, mi sono accodata io e poi si è aggiunto il Senatore; per loro banale routine chilometrica, per me decisamente meno visto che sarebbe stata la prima vera lunga distanza da affrontare. Treno fino a Bologna, un tentativo di pisolo durante il viaggio… l’incontro con Cesare, che ancora non conoscevo… i pettorali… i controlli… il deposito delle borse (una con il cambio la troveremo attorno al settantesimo e l’altra all’arrivo) …un piatto di pasta … le foto di rito e via sotto all’arco di partenza e quando sei sotto a quell’arco passa tutta la paura.

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Sei lì, nessuno ti ha obbligato. Sei lì perché ti piace. Sei lì con qualche amico, nuovo e vecchio, e ad altri trecento dissennati pronti ad attraversare la notte… e così si va.

Non voglio però raccontarvi di chilometri e tempi ma di ricordi: ricordo prima di tutto la salita sotto i 666 archi (non li ho contati, giuro) del portico di San Luca e le solite battute di inizio gara quando ancora il fiato c’è, la discesa in un canneto dove, da intrusi, ci inghiotte una fitta vegetazione spontanea e poi saliscendi infiniti, le ombre della frontale, i suoni del bosco e una luna gialla che spunta all’improvviso.

Ma il vero ricordo che ho della notte è che è passata in fretta, correndo insieme a me, andandosene più velocemente del previsto e quando all’alba mi sveglio senza aver dormito ho la sensazione di trovarmi sotto ad un nuovo arco di partenza, non sento la stanchezza… quella verrà più avanti con il sole rovente del giorno.

Se la notte è volata via, il giorno si impianta di prepotenza nelle gambe: caldo, forse un po’ troppo asfalto e distanze lunghe tra i primi ristori mettono alla prova, commetto l’errore (da pivella) di non cambiarmi le calze riposte nella sacca che trovo a Monte di Fo. Indosso diligentemente la Tartamaglia di cambio, mangio qualche cosa, bevo un sacco, saluto Matteo (ci siamo incrociati per tutta la prima parte della corsa mentre il Senatore era già lontano, voleva arrivare in tempo per la partita …) e riparto.

Sono ormai da ore sotto al sole e il caldo non molla ed ecco che si presentano una serie di vesciche piuttosto fastidiose, anzi … maledettamente fastidiose…ma è colpa mia, le calze le avevo e non le ho cambiate… vabbè l’inesperienza si paga.

Arrivo al ristoro di Monte Senario, mi siedo contro un muretto e buco le vesciche con la spilletta del pettorale. Intanto chiacchiero amabilmente con un signore di una certa età che mi racconta dello smog che c’è a Firenze e ci fa i complimenti per la tenacia, alle nostre spalle una signora (forse la moglie) domanda ai volontari dove avessimo dormito nella notte … un concorrente al mio fianco divora un ghiacciolo alla menta … un momento surreale, bellissimo!

E poi si riparte e penso che il prossimo stop sarà quello dell’arrivo, scivolo dietro ad un concorrente e sbagliamo strada, torniamo indietro, riprendiamo il sentiero giusto e si va. Raggiungo un volontario con una bottiglia d’acqua, mi dice di bagnarmi la faccia e il collo e mi confessa di aver visto passare di molto peggio… incoraggiante. Intanto il giorno sta finendo, intravedo Fiesole ma ci sono altri due montagnozzi da scavallare … ma ecco saltar fuori un altro volontario ad un incrocio che mi comunica di essere la sesta donna e chi se lo aspettava!!! Faccio due calcoli, o almeno ci provo, e penso che se gli Dei mi assistono potrei essere di categoria…quindi care vesciche vedete di stare zitte e buone per i prossimi chilometri, che volenti o nolenti e soprattutto dolenti, dobbiamo arrivare insieme fino a Fiesole. E così è stato… altri chilometri e …CAVOLI, sono arrivata? Sono arrivata!!!WhatsApp Image 2017-06-05 at 14.21.46

Ricevo la targa, ringrazio, chiacchiero con due volontari (un grandissimo applauso a tutti loro!) di orologi da polso – di orologi da polso? – e mi caricano sulla navetta per la palestra dove incontro il Senatore che smoccola alla TV ma mi aiuta prendendomi il borsone (sembra cattivo, ma arrivato prima di noi ha conquistato brandine per me e Matteo), faccio la doccia, un po’ di ordine tra i materiali, saluto le vesciche e mi infilo nel sacco a pelo… dormo… ora c’è anche Matteo… qualche impressione… dormo … apro gli occhi, saranno le cinque, nella branda di Matteo c’è Beppe, un amico comune arrivato alle quattro, … il buon Matteo nella notte gli ha ceduto il posto e dorme a terra… cosa altro dire, tutto qui… anzi no… mi dicono che Cesare si è ritirato, mannaggia spiace…dai che ne facciamo un’altra insieme!

Francesca

07 giugno 2017

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