100Km del Passatore: storia di un Sadico e di un Masochista

5 giugno 2016 a 18:21

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Maurizio (lo Sherpa) ci racconta come Dario è diventato un ultrarunner, ma non solo, ha trascinato lo Sherpa fino al traguardo chiudendo con ottimo tempo.

Leggetelo, è divertente e stimolante!

 

 

28/05/2016 ORE 15.00

Uno sparo squarcia la tensione e libera migliaia di bipedi pigiati come acini di uva nel tino.

I palazzi del centro storico di Firenze arginano questo scorrere festaiolo. Rosalina traghetta Dario tra le rapide, i vortici e le chiuse di questa marea perché ha paura che io faccia subito del male al suo cucciolo.

Quando sfociamo dal centro storico, mi passa lo strumento fondamentale per un sadico: la corda.

 

Fa molto caldo e decidiamo di risparmiare energie per quando calerà il sole.

 

Comincio a fargli saltare il primo ristoro.

 

Fino a Fiesole ci godiamo la compagnia, mantenendoci nella pancia del gruppo.

Inutile (e per questo non glielo faccio fare ) rinfrescarsi alle fontanelle che si incontrano, diventate ormai docce comuni. Dario è un cavallo imbizzarrito che devo domare e continuamente rallentare.

L’unico posto dove devo spiantarlo sono i ristori nei quali si gusta (mentre gli altri trangugiano) questo e quello e…..

Ah c’è anche altro? Dammi che lo provo” e intanto socializza.

 

Macina kilometri con la stessa espressione facciale. Perché gli ho insegnato a nascondere la stanchezza agli avversari?.

Verso Borgo S.Lorenzo, : “Rallenta, non senti che vai in affanno?” lui: “non mi sembra….”. “ ma quando imparerai ad ascoltarti?”. La mia autorevolezza lo convince, ma il suo respiro è regolarissimo.

Non posso dirgli che faccio fatica. Ho preparato l’impianto stereo per la Colla e lo abbiamo provato in allenamento. Gli ho fatto provare cosa significa perdersi nella musica, entrare in un’altra dimensione.

Lui: “ Oggi no, sono già sintonizzato giusto. Il vecchio incubo non mi fa paura”. La mia frequenza invece è un po’ disturbata. A lui riesco ancora a nasconderlo, ma mi tradiscono le premure che Sonia, Barbara, Antonietta e Fabrizio mi dedicano. “se stai bene come mai tante attenzioni??”.

E’ la fine. Come ho fatto a non accorgermi prima?. Non è la vittima. E’ il mio carnefice.

 

Lui: “ corriamo… se te la senti”. Mi sta provocando. In quel se te la senti, c’è tutto il gusto della vendetta premeditata.

Con falsa benevolenza ritorce verso di me tutte le angherie travestite da stimoli sofferte in allenamento. Non riesco a sciogliermi dal mostro che ho costruito. “non pensare a me. Se è il caso ti fermo io. Regolati sulle tue sensazioni”. E lui: “allora corriamo giù”.

Perdo il mio umorismo. Ad ogni passo vorrei gridagli: “ basta!”, ma non posso dagli questa soddisfazione. A Marradi mi svesto di quel briciolo di dignità che mi rimane e, umiliato, gli propongo una nuova strategia. “ad ogni passo di corsa rischio uno strappo. Ormai abbiamo un ampio margine sui cancelli. E’ vero che avevo detto che il nostro obbiettivo poteva essere anche 18 ore, ma sono parole che si dicono così…comodamente seduti, gustando una birra fredda. Conviene che adottiamo una cosa che ho usato raramente: l’intelligenza. Camminiamo veloci e accontentiamoci di portare a casa il “Passatore”.

“Dopotutto abbiamo bisogno uno dell’altro: io ti guido e tu mi porti a Faenza”.

Come lo avevo avvisato prima di partire, non gli dico tempo e kilometri, ma ormai queste informazioni riecheggiamo nell’aria. Non ha mai camminato così veloce e sciolto. Continuiamo a guadagnare posizioni. Ha la faccia di una tartaruga drogata.

E’ in trans.

Punta dritto verso qualcosa, trascinandomi. Non lo fermano neanche i conati di vomito dopo aver prosciugato il the ad un ristoro. “forse devo stare più leggero…..”. E’ un ragioniere famelico. “ perché fare in 19 ore quello che posso fare in 18???.
Non beve più neanche ai ristori. “ tanto se ho bisogno tu hai l’acqua.”

Dov’è finita quella vescica che gli faceva male già alla Colla e che gli ho proibito di fermarsi a curare??

L’appetito vien mangiando. “ perché arrivare in 17 ore e quindici minuti e non abbattere il muro delle 17 ore????”. Assorbo tutta la sua eccitazione e a 4 kilometri dall’arrivo, vuoto le borracce. Sto rivivendo le corse in bici. La strada scivola sotto i nostri piedi e, in progressione, correndo l’ultimo kilometro e mezzo a 10,5 all’ora, tagliamo il traguardo!

E’ il tempo degli abbracci e di qualche lacrima di gruppo.

Libero i piedi in un paio di ciabatte e per sedere sui gradini, mi faccio aiutare. Dario mi è comodamente vicino e sembra non avere riportato conseguenze. “adesso ho fame: andiamo a prendere qualcosa?”.

si vede che è la prima ultramaratona che fai: manchi di esperienza! Dopo uno sforzo del genere DEVI AVERE LO STOMACO CHIUSO!”.

Questa volta non sono convincente e si va a gustare tutte le specialità del ristoro.

Abbiamo in Società un nuovo trita kilometri.

Maurizio