Rimettiamo a posto il cuore in subbuglio e facciamo riposare i piedi.

22 settembre 2015 a 15:06

Questa storia, forse, la conosciamo già più o meno tutti…

Un po’ di tempo fa…

Fabio vuole fare la PTL, Diego vuole fare la PTL, Oscar vuole fare la PTL, Maurizio vuole fare la PTL, Lucio non ci pensa nemmeno, Diego glielo chiede e Lucio si imbarca nell’avventura. Poi incontriamo Cristiano.. ed è amore!

Iniziano i preparativi, gli allenamenti, il materiale necessario, l’ansia da prestazione, il timore di non essere all’altezza, la paura di morire di infarto sul percorso….

Da bravo ingegnere cerco di sistemare tutto quello che posso, ogni tassello deve essere perfettamente posizionato nella sua casella, ogni dettaglio controllato, verificato, ricontrollato.

Tranquillizzo la moglie, figli, famiglia, amici…(tranne me stesso).

Ma sembra non bastare mai.

Poi, un mese prima dell’avventura un infortunio prima alla caviglia, poi al ginocchio. Penso “è il destino che non vuole che ci provi”.

Invece eccoci qui, pronti a partire per Chamonix. Carichi come delle molle, facendo finta di sdrammatizzare la tensione, che invece cresce, cresce, cresce quasi come il peso infernale dello zaino che dovremo portare.

Per scelta non racconterò i dettagli dello scampolo di PTL che abbiamo vissuto sul percorso; quelli sono ricordi personali, un po’ come la prima notte di nozze..Nessuno di noi penso l’abbia raccontata… Rimane nel cuore e basta.

Dopo qualche giorno dal termine prematuro dell’avventura, però, il mio cuore è sempre più in subbuglio, non vuole darsi pace.

E’ come se in qualche modo lo avessi tradito, ingannato. Sperava di placarsi e trovare infine pace con l’arrivo a Chamonix, invece no, non sono riuscito ad accontentarlo.

E un po’ mi sento anche in colpa con i miei compagni di avventura: loro forti, inarrestabili, instancabili, io debole e arrendevole.

Cresce la barba sulla faccia così come aumenta il subbuglio del cuore.

Ti rendi conto che la PTL non è una gara: non inizia e non finisce. Non è un intermezzo fra un venerdì e una domenica… è un pezzo della tua vita che va vissuta fino in fondo. Ed è questa un po’ l’amarezza che sento addosso: è mancato il coraggio finale, la spinta suprema, il cuore oltre l’ostacolo.

Ma come tutte le donne che hanno avuto figli sanno perfettamente, il dolore del parto svanisce ed è proprio attraverso quella sofferenza che sboccia l’amore eterno.

Il mio dolore stava passando, ma non lo avevo ancora incanalato in qualche cosa di positivo. Era ora di darsi una mossa; esci dal guscio tartaruga e spicca il volo.

Via la barba, alza il sedere, muovi i piedi, corri, corri, corri.

Tre settimane dopo eccomi al via del Moltrasio Imperial trail: 45 km e 2.550D+. Io, Vito (carissimo Vito) e Guido, con Jessica che decide di fare il corto.

Pronti, via.

Devo buttare fuori le tossine, tornare a respirare a pieni polmoni, raddrizzare le spalle, alzare la polvere con i piedi.

Tutto ok, tranne la polvere… il MIT lo facciamo sotto il diluvio universale. Altro che polvere: qui si affonda nella palta!.

E alla fine i 45Km riesco a chiuderli in 6h20m circa. Bella gara, bella soddisfazione personale. E’ come uscire da un raffreddore…Ricominci pian piano a sentire i profumi e i sapori.

Si ma… troppo facile. Non sono ancora sazio. Il cuore sta un po’ meglio ma i piedi…non hanno ancora voglia di riposare.

Ci vuole un superalcolico alla fine del pranzo: la lunga del MarathonTrail Lago di Como.

Sei giorni più tardi, Menaggio, sabato mattina, ore 8.30.

Tante, tantissime tartarughe presenti. Tra chi corre e chi aiuta nell’organizzazione. E’ una (fantastica) invasione.

Si parte. E si inizia a soffrire. Molto. Quest’anno hanno cambiato per un buon 50% il percorso: è diventato durissimo. Non me lo aspettavo così duro.

Volevi soffrire tanto?? Beh..bastava dirlo…

I chilometri passano. Conosco sul percorso Luca Castiglioni: un vero trattore e una persona fantastica. Ci facciamo compagnia, un po’ tira lui, un po’ tiro io.

Lascio ad altri il racconto tecnico della guerra, opss, della gara. Dirò solo che credo sia stata la gara più tosta alla quale abbia mai partecipato.

Un vero inferno di salite in un puro stile “pentiti perchè polvere eri e polvere ritornerai”. Non dirò dei problemi di mancata digestione durante il percorso, o della sosta “tecnica” alla provvidenziale toilette del rifugio Venini al 90 km.

Lascio al lettore l’immaginazione.

Dirò solo che il biglietto trovato al ristoro Argegno, al km 80 circa, infilato nel sacco del cambio scarpe dalle tartarughe è stata una vera sorpresa e una flebo di allegria.

Dirò anche che il grande Oscar-Capitano-Gandalf e sua moglie Liviana sono stati preziosissimi punti di riferimento sul percorso. Hanno sempre un sorriso pronto per tutti. Grandissimi!

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Finalmente, dopo 26h24m, 112Km, 7800D+ l’arrivo a Menaggio.

C’è Laura che mi abbraccia e Fabio che mi saluta. STREPITOSO!

Dopo un quarto d’ora arriva mia moglie, peccato non avermi visto mentre tagliavo il traguardo.. non fa nulla… in compenso si scatenano le lacrime (mie..)!!

Adesso che il cuore è in pace è ora di far riposare i piedi…

Vorrei concludere riportando simpaticamente un commento di Cristiano, ormai entrato nell’orbita personale delle persone eccezionali che ho avuto la fortuna di conoscere: “…un abbraccio grande a Lucio che ha espiato tutte le sue colpe (sempre che ne avesse) contento di vederlo di nuovo sorridere ai colli di Nava e soprattutto contento di non vedere più quel muso lungo sotto quella barba punitiva, anche se “faceva figo”.

Alla fine tutto torna: non senti più il dolore fisico (oddio…i piedi sono maciullati, ma passerà…) ma rimane il ricordo, indelebile, di tanti momenti vissuti assieme, nella gioia e nel dolore, nella saluta e nella malattia..

E no! Adesso sto proprio esagerando!.

Raga: da oggi SOLO TAPASCIATE!!! (e i piedi ringraziano).

Un abbraccio a tutti, ma proprio tutti!

TartaLucius

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