Venice Marathon

28 ottobre 2013 a 20:40
Fotografie di Rinaldo Ballardini
28.10.12
Venice Marathon – Venezia (VE)
Solo pochi mesi fa non avrei nemmeno immaginato di avere l’onore, in primis di essere Tartaruga e secondo di poter raccontare alle altre Tartarughe la sacra ed esilarante esperienza della mia prima Maratona!
Non posso non partire dall’inizio…
Un infortunio al polpaccio di Rinaldo, mio (da poco) marito, nel cuore della stagione sci alpinistica mi fa “ripiegare” sulla corsa come passione preponderante durante l’inverno. Mi frulla quindi in testa di cimentarmi in una mezza… poi l’ambizione cresce e mi dico “perché non provare a fare una Maratona?…tipo…Venezia!”. Deciso. Anche Rin mi supporta in questa decisione. Mi iscrivo. Nel frattempo, per quei casi strani della vita, la corsa barefoot  alla quale mi dedico da qualche mese mi fa intrufolare nel mondo Vibram, grazie l’amico Corrado, e, alla staffetta della Milano City Marathon, conosco tre individui “curiosi”…che indossano una maglia altrettanto curiosa…e simpaticissima! Conosco Andrea, Diego e Fabio..e la cosa è fatta! Le tre tartarughe fivifingeriste trascinano inesorabilmente me e Rin nel mondo degli amici di Caronno. Abbiamo l’estremo onore di partecipare ai festeggiamenti pre-partenza della Campionessa per la Nove Colli, quindi la 24 per 1 ora a Saronno e a qualche serata in sede a mangiar torte, bere grignolino e birra e chiacchierare come se ci si conoscesse da secoli! Per caso Fabio mi suggerisce di chiedere consiglio ad Andrea su come prepararmi al temuto obiettivo di Venezia. E’ così che per mia estrema fortuna, Andre diventa il mio mitico Coach! Dico per fortuna perche se non ci fosse stato lui, avrei magari finito la mia prima Maratona, ma quasi certamente strisciando sui gomiti, non col sorriso stampato in volto per 42.195 km, con un sacco di energia ancora in corpo all’arrivo e con l’immenso onore di tagliare il mio primo traguardo ad una Maratona indossando per la prima volta la maglia delle Tartarughe!
Ritorniamo al principio: dati i miei mille interessi sportivi condivisi con Rin (MTB, bici da strada, trekking, ferrate ecc.), ai quali non mi sento di rinunciare in toto, Andrea mi imposta un programma sperimentale di allenamento: di settimana in settimana, a seconda di come è pianificato il mio w-end, mi suggerisce allenamenti che, a quanto pare, vanno un po’ fuori dalle normali tabelle. Si prodiga con encomiabile passione nel darmi suggerimenti, consigli, ma anche nel minacciarmi di ripetute morti per affogamento ogni qualvolta faccio la birichina e tengo dei passi più esagerati del dovuto! Arrivo così al lungo dei 32 km…e lì ci casco: ignoro un fastidio, che al 25° km diventa dolore..e al 32° mi provoco un bel cedimento del 3° metatarso che mi obbliga al fermo per 5 lunghissime settimane. Per fortuna il mio secondo angelo custode, Rin, mi trascina in quelle settimane di impossibilità a correre in non poche uscite in bike (una delle tante, Stelvio sotto la neve!) così da mantenere l’allenamento senza caricare il piede all’insegna di “la matarona non attende!”. Ne approfittiamo, nel periodo di fermo, anche per sposarci! E poi..si ricomincia! Allenamenti serrati, studio degli appoggi con Andrea, corse a passi strettissimi e frequentissimi, allenanti ma non d’impatto, bi-giornalieri decisamente duri (la morte tirare al 5:00 min/km per 15 o 20 km, dopo averne fatti 20, se pur al 6:00, poche ore prima)… e..arriva il fatidico giorno!
Le previsioni del tempo non lasciano speranza: pioggia, forte bora (contro), freddo, acqua alta a Venezia. Nonostante qualche momento di crisi (ce la farò con queste condizioni?) la notte passa emozionata ma riposante e la mattina mi sveglio con tantissima energia in corpo! Saluto Rin con emozione. Lui, impossibilitato a seguirmi in bici, mi attenderà all’arrivo. Mi faccio adottare da un simpatico signore che mi fa compagnia durante quei rituali per me nuovi, della preparazione. Il tempo pare reggere..finchè non ci si posiziona nelle griglie (la mia ovviamente è l’ultima). Dopo di che, acqua! Un’ultima lettura alle due mail di incoraggiamento di Andrea e Rin, custodite gelosamente fino alla partenza per darmi la carica e… non mi accorgo nemmeno dello sparo, vuoi l’emozione, vuoi che sono lontana…vedo la gente che inizia a correre…e si va!
I primi chilometri vivo un po’ l’incubo del “cercare di non farsi prendere dall’entusiasmo e correre troppo”. Andre mi ha raccomandato di non scendere dal 5:50 fino al 30° km, e solo dopo di andare a sensazione…e il timore che il coach mi affoghi nel Canale Scolmatore di Mestre mi porta a controllare con assillo il GPS…poi trovo la mia andatura e mi tranquillizzo! C’è vento. C’è un dannatissimo vento contro…decido che è più vantaggioso accelerare un pochino il passo ma accodarmi ai pacemaker delle 4:15 h in modo da “sfruttare” il gruppo come nel ciclismo. I pacer però corrono un po’ troppo (devono recuperare 5 minuti persi dallo sparo)…li seguo sperando di non tagliarmi le gambe! L’essere in mezzo ad una tale folla di runner, correndo nella bellissima cornice della riviera del Brenta è esaltante! Mi ritrovo a chiacchierare animatamente con Giovanna e Federico. Parliamo, ridiamo, come amici da sempre. Si instaura subito un clima di reciproca solidarietà: ci aspettiamo ai ristori, ci accordiamo addirittura su quando fermarci tutti e tre a far pipì! Al 16° km però Giovanna si inchioda. Le gambe la tradiscono. Cerco di spingerla un po’ mettendole la mano sul fondo schiena (io che posso), mentre Federico si limita a spronarla verbalmente…ma la perdiamo. Per lei sarebbe ancora peggio stare ad un passo che non è più il suo: la sfiancherebbe del tutto. La salutiamo e proseguiamo.
Si saluta e applaude agli eroici abitanti dei paesi che attraversiamo che, nonostante la pioggia e il vento, sono lì ad incitarci! Gruppi musicali danno la carica in itinere! Volo sulle ali della felicità! Penso ai consigli di Diego: “saluta le persone e ringraziale. Queste sono le cose che ti rimarranno nel cuore”. Io e Federico ci stupiamo della valanga di parole che ci escono dalla bocca nonostante sia da 2 ore e ½ che corriamo…non ci accorgiamo nemmeno di essere passati per la squallida  Marghera e ci ritroviamo nel calore umano di Mestre. Le gambe iniziano ad essere un pochino durette, ma il fiato c’è (alla grande) e la voglia di tagliare il traguardo è tantissima!
A San Giuliano la pioggia aumenta…capiamo dal percorso allungato che la maratona non sarebbe passata per Piazza san Marco a causa dell’acqua alta: peccato! Ma si va! Cerco di non farmi mancare mai isotonici o acqua e biscotti e banane ai ristori. Fede, lo vedo, inizia ad essere un po’ sofferente. Cerco di spronarlo e si ridà carica! Ed eccolo..il dannato Ponte della Libertà! A detta di tutti uno degli ostacoli maggiori, sia perché viene dopo 32 km, sia perché, con la bora, quei 4 km sono totalmente esposti al vento. “Sfruttare i pacemaker il più possibile” è il motto! Ma il gruppo si sfalda: non si riesce a stare accorpati..e allora ognuno è in balia di quel vento laterale che sposta le persone, fa volare di tutto e di più. Piove forte…acqua sopra, sotto, ovunque! Ma l’arrivo è lì! Ormai tutti i leggendari muri (del 30° o del 35° km) sono passati senza accorgermi! Sempre solidali io e Fede ci alterniamo per cercare di fendere l’aria l’uno all’altro…un po’ come quando ci si alterna a batter traccia in neve fresca, con lo sci alpinismo! E finalmente il ponte finisce!
Ora niente può tenere più! Afferro la maglia delle tartarughe che ho custodito come portafortuna nella tasca dello smanicato, me la metto (imprecando non poco con le graffette del pettorale, chè con le mani assiderate son difficili da aprire e chiudere) e mi sale in corpo un’energia inaudita! Corro…corro…aumento il passo! Corriamo forte su e giù per i 14 ponticelli senza perderci di vista perché ormai è chiaro che io e il mio socio, conosciuto per caso, taglieremo insieme il traguardo! L’acqua della laguna è agitatissima e il quadro è struggente ma magnifico! Mi vengono le lacrime agli occhi: penso a Rin che è all’arrivo certamente da ore ad aspettarmi. Rin che non ha mai perso la fiducia in me e mi ha amorevolmente assecondata nella preparazione di questa avventura, spesso rinunciando alle nostre pazzie insieme per dare spazio ai miei allenamenti. Penso ad Andre che mi ha seguita con tale pazienza e dedizione, da ottimo coach e amico. Senza di lui non avrei mai avuto la preparazione adeguata per affrontare bene 42 km. Penso alle Tartarughe che mi hanno tanto incitata e spronata, e all’immenso onore di indossare la Maglia! Penso a parenti, amici e colleghi che mi hanno fatto l’imbocca al lupo. Penso che ormai nulla può fermarmi: da lì a poco entrerò nel magico Olimpo dei maratoneti (come dice Diego)!
Sull’ultimo ponte ecco mio marito! Ad urlare ed incitare! E’ fatta!!!
Non una lacrima sul traguardo, solo un urlo lungo, infinito di gioia, a braccia alzate. Le lacrime verranno dopo, quando abbraccerò Rin.
Stamattina mi sono alzata diversa: oltre alle gambe di legno e ad una medaglia appesa in bella mostra, oggi mi sono alzata MARATONETA! E’ stata un’emozione enorme! E a nutrire questa gioia è il fatto di esserci arrivata col sorriso, con energia, senza sofferenza fisica. Di esserci arrivata BENE, con la testa e col corpo…che poi, come molti di voi mi insegnano, è la testa che fa muovere il corpo, non viceversa…
Alessandra Verin
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