Trail Lago D’Orta

19 ottobre 2013 a 18:57
19.10.2013
Trail Lago D’Orta – Pongo (NO)

Settembre era oramai alle porte, quando mi è venuta la pazza idea di iscrivermi al mio primo vero trail: quello del lago d’Orta, ovvero 55km di fatica conditi con 3200 mt di dislivello. L’idea era folle poiché avevo solo un mese di tempo per prepararmi psicologicamente e fisicamente in modo adeguato, ma si sa, le vere Tartarughe non mollano per cui, ogni domenica con o senza compagno di allenamento, partivo per macinare chilometri e chilometri in montagna.

Il tempo passa e, finalmente, arriva il tanto sospirato e temuto giorno.

Venerdi 18 ottobre, ore 17.00, si parte direzione Pogno con Fiona e Giovanni. Arrivati a Pogno, luogo della partenza, ceniamo con 200 compagni di avventura e poi complici la stanchezza e l’emozione, raggiungiamo la palestra per poter finalmente riposare. La notte trascorre, ahimè, quasi insonne, tormentata dai miei dubbi e dai continui arrivi di altri concorrenti fino alle 2.00. Ma l’alba sorge ed è ora di mettersi in cammino. Dopo la colazione veloce e l’arrivo della famiglia Perinji e di Marco, eccomi al rito della preparazione: si controlla lo zaino, si verifica di avere tutto il necessario e poi via alla partenza.

Stranamente, nonostante il poco riposo e i mille dubbi della nottata, sono tranquillo e mi sembra di essere solo alla classica tapasciata della domenica.

Dopo le foto di rito ecco il VIA!

I primi 4 km vanno veloci, c’è un po’ di salita ma va tutto bene anche se in mente mi martella fisso il consiglio di Paolo Barghini: “Bevi spesso, mangia ogni 45 minuti!”

Tuttavia, ben presto, il mio pensiero va al cancello del 23esimo kilometro da passare in quattro ore e mezza: sono inesperto in queste gare, ce la farò? Vado troppo forte? Troppo piano? Sono in ansia!

Ma la fortuna mi viene in aiuto poiché, dopo qualche chilometro, incontro Simone che diventerà il mio “coach” e che resterà al mio fianco fino quasi alla fine.

Simone, sebbene abbia fatto solo un trail di 50 km, è più sereno e ottimista sul fatto di arrivare in tempo al cancello e di passare la prima scrematura. Di salita in salita, a passo costante, arriviamo al sospirato 23esimo kilometro dopo 3h 45′ di gara.

Qui ci fermiano dieci minuti al ristoro per rifocillarci perché il trail è appena all’inizio e ci aspetta la salita peggiore di giornata: dieci kilometri duri senza un attimo di respiro. Grazie al passo costante e alternandoci al comando del mini-gruppo che si era formato lungo la strada, recuperiamo qualche concorrente e inziamo ad intravvedere la vetta. Ma le nuvole basse e il vento freddo ci attendono implacabili. Nonostante la stanchezza, decidiamo di proseguire fino al ristoro successivo dove 10 minuti di pausa ci ritemprano: assaggiamo formaggi e salame e gustiamo coca cola e birra.

Ma il tempo è tiranno e dobbiamo ripartire! Adesso, però, siamo tranquilli poiché siamo ben oltre la metà corsa e le trombe della vittoria iniziano a farsi sentire.

Corsa sciolta per Simone, non molto per me, in discesa recuperiamo altri atleti arrivando, al ristoro del 41esimo chilometro, con la sorpresa graditissima della fam. Rombulett che ci dà la carica per gli ultimi 15 kilometri e che ci suggerisce di prendere con molta calma la scalinata di 300 metri verso il 50esimo kilometro.

Consiglio mai più azzeccato perché la scalinata è davvero un muro, specie per chi ha quasi 50 kilometri nella gambe!

E, difatti, arrivano i crampi che mi bloccano, ma io non mollo! Simone, che vorrebbe stare sotto le 10h, accelera io, invece, decido di continuare con calma. Al chilometro 51 c’è l’ultimo ristoro ma io decido di bere velocemente perchè sta diventando buio e mancano solo 3 km a Pogno e all’ ultima salita.

Quando arrivo in paese, la gioia è immensa! Ivan mi aspetta dandomi la forza di correre fino alla fine. Simone mi aspetta, un abbraccio ed un arrivederci a presto.

Ebbene si, ce l’ho fatta! Sono stato bravo, non mi sono demoralizzato e ho tagliato il traguardo! Sono un finisher!

Ma consentitemi, ve ne prego, di dedicare un saluto all’amico Claudio che, sicuramente, ha corso con me.

 
Roberto Daino