Como/Bellagio/Como

16 marzo 2014 a 18:48
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16.03.2014
Como/Bellagio/Como – Como (CO)

Quel ramo del lago di Como

Domenica notte
Ore 3.15
suona la sveglia
mia moglie mi guarda storto, molto storto.

Ore 3.50
Passo a prendere il solito compagno di merenda, Diego, e poi Vito.

Ore 4.40
Como, parcheggio funicolare.
Foto di rito e poi via.
Si parte per l’ennesima avventura.

Potrei continuare così, con un racconto sterile fatto di numeri, orari, chilometri percorsi.

Ma questa volta no.

Questa avventura mi lascia un ricordo totalmente diverso, nuovo, pieno, gustoso.

Como-Bellagio-Como.
60 km di poesia e piacevole fatica…

Correre quando ancora è notte, con la luna piena che sembra un sole alieno, sentire il cinguettio degli uccelli che qui vivono talmente felici che cantano anche di notte.
Volare lungo un nastro di asfalto che accarezza la montagna e sfiora il lago per gustare l’alba, nel silenzio rotto solo dal ritmico rumore leggero delle scarpe.
Sentire l’aria ancora frizzantina del primissimo mattino che ti accarezza la pelle, osservare il cielo che si rischiara pian piano, salutare
una stupita nonnina che spazza l’uscio di casa all’alba.
Osservare estasiati una stella cadente che attraversa tutto l’arco del cielo da monte a monte sorvolando il lago.
Arrivare a Bellagio, nel silenzio del risveglio che precede il rumoreggiare della folla dei turisti che fra qualche ora soffocheranno l’aria.
Respirare a pieni polmoni quell’aria ricca di ossigeno puro che è mancato nei mesi invernali chiuso in un ufficio o in una fabbrica.
Osservare il mondo che si sveglia, e tu, uomo solitario che corre veloce nella notte, ti senti padrone del mondo, ti senti in comunione con questi
posti meravigliosi, in un attimo che si dilata come un tempo infinito, e improvvisamente capisci il significato delle parole “la mia terra”.
Ecco, se un domani dovessi essere costretto a vivere in un altro luogo lontano, il ricordo della “mia terra” sarebbe proprio questo: indelebile sensazione
di appartenenza a luoghi troppo spesso sottovalutati, sfruttati da mano d’uomo ingorda, ma capaci di svelare meraviglie all’uomo che le sa cercare.
E infine, ritornare sui propri passi, indietro verso Como.
Nuovi prospettive si svelano agli occhi dell’uomo che corre, che ha tempo di osservare e apprezzare ogni dettaglio, ogni sfumatura, ogni cambiamento di luce.
E’ tutto come all’andata, ma è tutto diverso, nuovo.

Tutti, e dico proprio tutti, chi camminando, chi correndo, chi in carrozzella, chi con i pattini dovrebbero sperimentare le stesse sensazioni: uscire dal seminato,
guardare il mondo da prospettive diverse, avere il coraggio di perdere qualche ora di sonno per guadagnare sensazioni, osare, osare, osare.

Un enorme grazie, sincero, genuino a Diego e a Vito per l’impagabile compagnia.
Sono esperienze che non dimenticherò mai.

Un grazie a quel grande gruppo delle Tartarughe che ha permesso che si squarciasse il velo che obnubila la realtà e annebbia la vista.

Un ringraziamento ad Antonietta per l’sms del pomeriggio.
Mi spiace che tu non sia venuta con noi!

Grazie a tutti voi.

Lucio